Piccola pesca, uniti per non sparire

É nata una associazione con oltre 50 iscritti: «Siano stati abbandonati da anni dalle istituzioni»

PORTO TORRES. La piccola pesca è da sempre parte integrante del patrimonio culturale della comunità costiera turritana e i pescatori vogliono dare dignità a un settore che le istituzioni «hanno da tempo abbandonato a se stesso». Gli operatori si sono riuniti in una associazione denominata “Operatori di piccola pesca” - che ha già raccolto oltre cinquanta adesioni - per avanzare proposte utili a rivalutare una attività che altrimenti rischia seriamente di scomparire. Tra gli iscritti anche un buon numero di pescatori di Stintino e qualcuno di Castelsardo, ma il numero degli operatori è destinato a crescere e a disposizione c’è l’indirizzo di posta associazionepiccola@gmail.com.

«Abbiamo problemi di ormeggio, di decoro e di ordine – lamenta Antonello Fioretti – in una zona portuale che dovrebbe presentarsi decisamente meglio agli occhi dei cittadini visto che si interfaccia a pochi metri con la cinta urbana». Gli operatori vorrebbero avere un’area interdetta al traffico veicolare e una banchina decorosa e libera dagli attrezzi da pesca, dunque, da custodire magari in qualche box poco lontano.

«Questo ci permetterebbe di esporre nei banconi vicino alle barche tutte le specie ittiche appena pescate – aggiunge Fioretti –, soprattutto il cosiddetto pesce povero che la gente ancora ci chiede la mattina quando rientriamo dalle nostre pescate». Questa pratica è d’altronde presente in varie marinerie d’Italia, ricorda il presidente dell’Associazione Angelo Sannino, come per esempio Castiglione della Pescaia, Livorno e Piombino.

«In quelle località della costa toscana quando rientrano le barche della piccola pesca – dice Sannino – sembra di assistere a una piccola festa: il porto si affolla infatti di pescatori e compratori vicino alle imbarcazioni per mercanteggiare sul prezzo. Nei banchi si possono trovare naselli, triglie, pesci di fondale sabbioso, come orate e dentici, e tutte le varietà di pesce azzurro». L’associazione vuole dunque provare anche nella propria città a creare queste iniziative, confidando nelle autorizzazioni degli enti preposti per poter fare immergere chiunque si rechi nella darsena della piccola pesca in un delizioso scorcio di quotidianità marinara. Quelle specie ittiche, compreso il pesce povero e quello azzurro, si trovano anche nel golfo dell’Asinara e i pescatori vorrebbero metterle a disposizione appena pescate nei banchi a ridosso della banchina. «Un gabbiotto per ricoverare le reti da pesca renderebbe questo tratto di porto commerciale decisamente più attraente – commenta Ciro Altana –, considerando che ce ne sono dodici tipi che vengono utilizzate a seconda della stagione, e la banchina sarebbe così libera di ospitare i banchi con il pesce fresco appena
calato dalle reti. Nella darsena della piccola pesca prima c’erano anche delle fontanelle per l’acqua e non si riesce a capire perché non siano state ripristinate, visto che sono utili sia per chi lavora all’interno del porto e sia per le tante persone che lo frequentano tutti i giorni».

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