«Un campione e non lo sapevo»

Parla la proprietaria di Re Furio: non mi hanno detto che era un purosangue , non l’ho mai maltrattato

SORSO. «Per questo animale è stato fatto un pandemonio, avevo un campione in casa e non lo sapevo». A parlare è la proprietaria di Re Furio, il cavallo che martedì scorso è morto di stenti nelle campagne di Sorso e che per questo ha suscitato lo sdegno degli animalisti, è finito al centro di un’indagine per maltrattamento di animali da parte delle guardie zoofile e dell’Assl, ed è oggetto di un esposto contro ignoti che l’associazione Horse Angels, di Cesenatico, ha inviato alla Procura di Sassari.

La scoperta. La donna, che vive con la sua famiglia in un centro della provincia di Sassari, ricostruisce la storia del trasferimento del cavallo a Sorso, avvenuto all’inizio della scorsa estate. «Non sono del mestiere – spiega – ho preso questo cavallo perché mi piaceva e l’ho messo in quella campagna pensando che stesse bene. Non penso che sia morto di fame, ma comunque mi dispiace che sia morto. Tant’è che quando ho letto della vicenda sul giornale sono andata subito ad autodenunciarmi. E poi ho scoperto che il cavallo era un purosangue. Mai maltrattato».

Il pony. Nel caso di Re Furio ci sono tanti i punti da chiarire. Ma c’è anche qualche certezza. Una riguarda il pony che è stato ritrovato sano e salvo (e in carne) intorno alla carcassa del purosangue. «Quel cavallo non è mio – riprende la donna –. Il mio unico sbaglio col pony è stato quello di non andare a denunciarlo quando l’ho ritrovato nel mio terreno». Arrivato da perfetto sconosciuto, il pony è però diventato ben presto un ospite gradito. E le sue forme generose sono diventate il metro per giudicare il livello di attenzioni date a Re Furio. «Se avessi maltrattato i cavalli, come dicono gli animalisti – aggiunge la proprietaria del purosangue – allora dovrebbe stare male anche il pony. Ma non è così, perché in quella campagna un animale non potrebbe mai morire di fame, lì c’è da mangiare. La verità è che il cavallo non è stato maltrattato, era magro da quando ce l’hanno dato. Conservo tutte le foto».

Colica killer? La proprietaria spiega che Re Furio era stato male anche una decina di giorni prima di morire. «L’ultima volta che l’ho visto in piedi è stata domenica pomeriggio», sottolinea la donna. Con tutta probabilità il cavallo soffriva spesso di colite. Un dettaglio che nei giorni scorsi è diventata anche l’ipotesi – avanzata dalle guardie zoofile ma non ancora confermata dai veterinari dell’Assl – che sia morto proprio durante una colica. Su questo punto, e sulle polemiche sollevate dagli animalisti, la proprietaria replica: «Che medicina ci vuole? Lo alzi e continui a farlo camminare, l’unica cosa è stare attenti all’alimentazione». L’altro punto su cui si è consumata la polemica è l’abbeverata. «Scendevamo tutte le settimane a fare il carico di acqua con una cisterna su un camion – spiega la proprietaria – penso che ci abbiano visto anche nel vicinato».

Le indagini. Agli inquirenti delle guardie zoofile la famiglia ha raccontato di essersi adoperata per curare l’animale. «Abbiamo cercato un veterinario perché ci siamo accorti, anche prima di portarlo a Sorso, che il cavallo non stava bene – riprende la donna –. Quando stava male l’abbiamo sempre rimesso in piedi, ci sono le testimonianze delle persone che ci aiutavano in questa cosa». Ma al di là delle buone intenzioni della famiglia, il caso sulla morte
di Re Furio è anche un grattacapo amministrativo. «Non ho documenti di questo cavallo – aggiunge la proprietaria – mi è stato ceduto ma non l’ho comprato. E non ho un codice aziendale, quindi anche se ho cercato il veterinario, è come se non esistesse».

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