Accoltellò il compagno: condannata a 16 mesi

Il pm aveva chiesto 5 anni ma il gup ha derubricato il tentato omicidio in lesioni Lui, un muratore di 33 anni, è indagato per stalking nei confronti della donna

OZIERI. Ferì certamente con un coltello quello che all’epoca era il suo compagno ma non con l’intenzione di ucciderlo. Il giudice, accogliendo la richiesta della difesa, ha derubricato il reato di tentato omicidio in lesioni e ha condannato l’imputata a un anno e quattro mesi di reclusione. Cinque anni e sei mesi di pena era invece la pena chiesta dal pubblico ministero al termine della sua requisitoria davanti al giudice.

È terminato con questa sentenza il processo in primo grado contro Giovanna Sanna la trentenne ozierese che il 2 gennaio di quest’anno era stata arrestata dai carabinieri dopo aver accoltellato il convivente Marcello Cuguttu (impresario di 33 anni) al termine di una brutta discussione. Gli avvocati difensori della donna, Abele e Pietro Cherchi, avevano invocato al giudice l’assoluzione per legittima difesa, come prima istanza, e in subordine avevano chiesto che il reato venisse derubricato. Richiesta accolta.

La Sanna era finita in carcere a Bancali per aver accoltellato Cuguttu durante una lite in casa dopo i festeggiamenti di Capodanno, poi la misura era stata sostituita con i domiciliari (con braccialetto elettronico), a settembre era stata quindi scarcerata e il giudice le aveva però vietato di avvicinarsi all’ex compagno (misura ancora in atto). Ma proprio alla vigilia del processo contro la donna (che ha sempre detto di aver reagito, quel giorno, alle continue violenze di lui) Cuguttu era stato arrestato dai carabinieri su ordine del magistrato Maurizio Musco. Le accuse: tentato omicidio – per aver cercato di spingere la Sanna giù da un burrone «in data antecedente e prossima al 14 febbraio 2018» – scriveva il pm – e per stalking. Ma il gip Giancosimo Mura aveva disposto gli arresti (domiciliari) solo per quest’ultima accusa, non ritenendo, per quanto riguardava il tentato omicidio, che fossero «gravi e concludenti gli indizi raccolti». Dopo qualche giorno lo stesso giudice aveva scarcerato il muratore (assistito dall’avvocato Antonio Secci) e aveva disposto nei suoi confronti solo il divieto di avvicinamento alla ex.

La sentenza di ieri è stata accolta con favore dagli avvocati Cherchi
(anche se il giudice ha condiviso solo parzialmente la loro tesi), i due legali hanno sempre sostenuto con forza che la Sanna si fosse difesa quel giorno. Circostanza smentita dalla vittima che ha negato di aver mai cercato di aggredire la sua compagna.

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