Incinte, occupano una casa a Sassari: condannate

L’abitazione era vuota perché la proprietaria era in ospedale. Assolte dal furto

SASSARI. Entrambe col pancione – e una delle due senza una casa dove poter vivere il periodo della gravidanza – avevano occupato un appartamento in una palazzina di via Ugo la Malfa, a Sassari.

La proprietaria, un’anziana vedova, si era assentata per una settimana perché doveva essere ricoverata in ospedale per sottoporsi a un ciclo di cure. A quanto pare capitava abbastanza di frequente che la donna, disabile, mancasse per qualche giorno e lasciasse la casa incustodita. Stavolta ad approfittare della sua assenza sarebbero state due giovani mamme, una di 27 e l’altra di 26 anni, entrambe sassaresi che, trovando il portone aperto – perché era stato forzato e sfondato da qualcun altro in precedenza – erano riuscite a entrare.

Ma i vicini di casa dell’anziana, sentendo dei rumori provenire da quell’appartamento che in teoria doveva essere vuoto, si erano insospettiti e avevano lanciato l’allarme alle forze dell’ordine.

Le due donne erano quindi state denunciate ed erano in seguito finite a processo per l’occupazione abusiva di un alloggio pubblico e anche per furto aggravato (in concorso) di diversi gioielli d’oro e di 500 euro che erano custoditi in un cofanetto portagioie.

Alcuni giorni fa il giudice ha assolto entrambe le imputate dall’accusa di furto aggravato per non aver commesso il fatto. Era stato infatti accertato che qualche giorno prima dell’occupazione da parte delle donne, altre persone avevano sfondato il portone (ed ecco spiegati i rumori sospetti che avevano allarmato i vicini) e dopo aver danneggiato il portagioie si erano impossessate dei gioielli e dei cinquecento euro. Le due imputate avevano quindi occupato l’alloggio dopo il furto e il giudice, accogliendo la ricostruzione fatta in aula dall’avvocato difensore Sabina Useli, le ha assolte per questo reato. Le ha invece condannate a quattro mesi di reclusione per l’occupazione abusiva, nonostante il legale avesse invocato lo stato di necessità – ossia la scriminante prevista dall’articolo 54 del codice penale – che prevede la non punibilità di «chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo
attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo».

«Lo stato di gravidanza delle due donne – ha spiegato il legale – era uno di questi casi. Perciò farò appello».

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