«Chimica verde, intervenga il governo»

Regione e sindacati chiedono il rispetto del protocollo di intesa del 2011, si acuisce lo scontro fra Novamont e Versalis

SASSARI. Sarà il governo (Presidenza del consiglio e ministero per lo Sviluppo economico) a mettere a confronto i due soci di Matrìca, Novamont e Versalis-Eni per sbloccare il progetto della chimica verde, nato dal protocollo di intesa sottoscritto nel 2011 e ora messo in discussione soprattutto dalla società con sede a Novara. Il ricorso al governo è stato sollecitato dalla Regione (il presidente Francesco Pigliaru e le assessore all’Industria Maria Grazia Piras e all’Ambiente Donatella Spano) e condiviso immediatamente dalle organizzazioni sindacali, presenti in forze con i tre segretari regionali Michele Carrus (Cgil), Gavino Carta (Cisl) e Francesca Ticca (Uil), e i segretari di categoria dei lavoratori della chimica Massimiliano Muretti, Luca Velluto e Giovanni Tavera.

Il ricorso alla mediazione del governo è arrivato al termine di un confronto serrato, a volte aspro, fra Novamont da una parte, e Regione, Eni e organizzazioni sindacali dall’altra. Il nodo da sciogliere è “semplice”: il progetto Matrìca è fermo al palo e non si intravedono soluzioni positive. Nell’incontro di ieri, infatti, Novamont ha detto chiaramente che non ci sono più le condizioni di mercato per andare avanti mentre Versalis si è detta disponibile. Affermazione contestata dal presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru, contestazione irrobustita dagli interventi accalorati di Massimiliano Muretti (Filctem-Cgil) e Gavino Carta che hanno sottolineato che in un «momento del mercato “così difficile”, Novamont ha trovato le risorse per acquisire uno stabilimento a Patrica per la lavorazioni del MaterBi, la molecola base per le produzioni delle plastiche biodegradabili». Il cuore della frenata del progetto Matrìca, le ragioni dello stallo in atto, è però lo scontro in atto fra Novamont e Versalis, la società controllata dall’Eni che sottolinea di aver investito nel progetto 280 milioni di euro, mentre Novamont si sarebbe “limitata” a mettere a disposizione brevetti e know how. «Il governo dovrà mettere a confronto Eni e Novamont – ha sottolineato il presidente Francesco Piglaru – e trovare una soluzione positiva al proseguimento del progetto Matrìca. Perchè l’area di Porto Torres, la città e il territorio, non possono continuare a pagare i problemi di altri. Il protocollo del 2011 è ancora valido, e Porto Torres deve diventare il polo di eccellenza in Italia in materia di chimica verde». «Il protocollo del 2011 – ha detto l’assessora Maria Grazia Piras – è un piano di rientro di un debito di deintrustrializzazione che Eni e Novamont hanno sottoscritto e che devono al territorio. In altre parti di Italia i progetti stanno procedendo. Non vorremmo che una guerra tre le due principali imprese facesse sì che Porto Torres resti esclusa dagli investimenti e dagli sviluppi attuali del mercato. Da qui – conclude l’assessora Piras – la richiesta forte a Novamont di chiarire una volta per tutte la propria posizione, e a Eni di confermare i propri impegni per sostenere eventuali investimenti alternativi sempre nel campo della chimica verde». Preoccupato il sindaco di Porto Torres Sean Wheleer, secondo il quale «il territorio si deve ribellare immediatamente e opporsi a quella che si sta rivelando una grande
presa in giro per Porto Torres e per il nord Sardegna. Ho già chiesto l’impegno del governo: l’esito della riunione è stato comunicato ai ministri Luigi Di Maio e Barbara Lezzi. Inoltre, promuoverò ogni azione per far sentire la nostra voce, per tutelare a tutti costi i posti di lavoro».

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