Sassari, un cimitero sotto l’altare della chiesa dei Candelieri

Grazie al georadar scoperte antiche cripte per la sepoltura dei defunti. Nei sotterranei potrebbero esserci i resti dei sassaresi morti nei secoli passati

SASSARI. Due grandi ambienti, uno all’ingresso, sotto la cantoria, l’altro sotto l’altare maggiore, in corrispondenza del cupolone. La chiesa di Santa Maria di Betlem non smette di stupire e la prima rilevazione con il georadar conferma l’ipotesi dell’esistenza di una struttura sotterranea di notevoli dimensioni sotto la chiesa dei Candelieri. Però, mentre della prima si conosceva l’esistenza, per la seconda ci si fermava alle ipotesi, basate su antiche piantine ingiallite conservate nell’archivio del convento. Giovedì, invece, la certezza che anche sotto l’altare maggiore si apre un ambiente sotterraneo di dimensioni ragguardevoli del quale deve essere ancora individuata la botola d’ingresso.

Camere sotterranee. Stando ai primi risultati, le camere sotterranee dovrebbero essere almeno due, molto ampie, ma per averne conferma è necessario aspettare l’esito definitivo delle ispezioni avviate giovedì mattina nella chiesa dei francescani. Nei giorni scorsi, infatti, la direzione dei lavori della Geoserving, società cassinese incaricata di progettare il restauro, ha disposto le rilevazioni con il georadar per una verifica sulle condizioni del sottosuolo su cui sorge l’antico complesso monumentale. Così, da Cagliari, sono arrivati gli specialisti della Geodata, il geologo Enrico Pisu e l’ingegnere Maurizio Ebau, che dalle prime ore del mattino hanno scandagliato nei minimi particolari l'ampia porzione di terreno sotto la chiesa. Dall’ingresso alla navata centrale, passando per le cappelle laterali fino all’altare maggiore, sotto il quale è stato rilevato un ambiente di notevoli dimensioni riconducibile, come detto, a un’antica cripta. Non è tutto, Ebau e Pisu, grazie al georadar, hanno anche accertato che l’ambiente sotto l’ingresso, quello noto, prosegue ben oltre il limite individuato a occhio l’anno scorso.

La scoperta è all’inizio. Insomma, la chiesa di Santa Maria cela un antico cimitero che potrebbe riservare ulteriori sorprese e gettare nuova luce sulla storia di uno dei monumenti-simbolo di Sassari. Infatti è probabile che, come nel primo caso, anche queste «nuove» cripte custodiscano i resti di tante persone sepolte in un periodo imprecisato fra il tredicesimo secolo e l’epoca napoleonica, quando le chiese e le aree circostanti agli edifici sacri venivano usate per seppellire i morti.

Datazione da stabilire. Ovviamente in una seconda fase dovrà esserne accertata la datazione anche se è ragionevole supporre che i nuovi sotterranei localizzati con il georadar possano essere dello stesso periodo di quelli già individuati sotto la cappella di San Salvatore. Insomma, l’ideale sarebbe fare un sopralluogo e qui potrebbero rientrare in azione gli specialisti del Gruppo speleo-ambientale Sassari per una nuova ispezione. Come si diceva, una piantina, recuperata l’anno scorso dentro un vecchio faldone, indicava altri due ambienti: uno tra le cappelle di San Giuseppe e della Madonna di Valverde, l’altro tra le cappelle di Sant’Antonio e di San Giovanni Battista.

Lo studio di padre Ardu. Che la chiesa sorga sopra un’antica area sepolcrale, del resto, era l’ipotesi su cui lavorava da tempo il compianto padre Marco Ardu, studioso appassionato di storia e fondatore del Centro studi «Santa Maria di Betlem», nonché autore di un lavoro certosino in dieci volumi, pubblicato da «Mediando» tra il 2005 e il 2007, intitolato «Vita e morte a Sassari». Si tratta di una sorta di censimento dei morti sepolti sotto la chiesa di Santa Maria, messe preziosa di informazioni rilevate dagli atti dei «libri defunctorum» delle antiche parrocchie di San Sisto, San Donato, Santa Caterina, Sant’Apollinare e San Nicola. Uno studio dettagliato, durato almeno tre anni, durante i quali padre Marco aveva rilevato nomi e cognomi, età e provenienza dei tanti fedeli deceduti in un ampio arco temporale che va dai primi del 1600 alla fine dell’Ottocento.

Centinaia di persone sepolte nei secoli
sotto Santa Maria i cui resti, quasi certamente, giacciono ancora negli ambienti individuati dal georadar. Materia di studio per storici e archeologi, ma anche ulteriore riprova della necessità di recuperare e salvaguardare quanto prima l’antico e prezioso complesso simbolo di Sassari. i

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