Zedda parte dai sindaci: la Sinistra ritorni fra la gente

Il primo cittadino di Cagliari dice sì alle primarie per la presidenza della Regione e attacca Salvini

MILIS. Che le missioni impossibili gli piacciano non è un mistero. Il suo è un curriculum di successi insperati, dalle primarie contro il gigante Cabras alla presa di Cagliari dopo vent’anni di berlusconismo, fino alla riconferma al primo turno mentre il resto dell’isola e del Paese se lo spartivano 5 stelle, centrodestra e civiche. Massimo Zedda ha deciso di tentare un’altra missione impossibile, forse la più difficile: issare la bandiera progressista sul palazzo della Regione. Una scelta attesa da un paio di mesi, da quando 130 tra sindaci e amministratori gli hanno chiesto di scendere in campo. Un appello a cui hanno fatto seguito gli endorsement di partiti, associazioni, altri amministratori.

Sabato il sindaco di Cagliari ha detto sì. Ha sciolto la riserva a Milis, nel cuore della Sardegna. E lo ha fatto davanti a una platea di sindaci chiamati a raccolta poche ore prima. Non prima però di avere sondato le intenzioni di Francesco Pigliaru. «Questione di garbo e correttezza – ha tenuto a sottolineare Zedda –. Non ho mai sgomitato per avere un posto, ho sempre lottato per avere consenso ma senza mai cancellare con un tratto di penna le storie di uomini e donne. Il presidente mi ha autorizzato a dire che non ha alcune intenzione di ricandidarsi». Chiusa la pratica Pigliaru, ecco l’annuncio: «Sono disposto a mettere la mia persona a disposizione della Sardegna e dei sardi e sono disponibile a partecipare alle primarie nel caso si vogliano organizzare».

I sindaci. Parole accolte con un grande applauso liberatorio dalla affollata platea di sindaci. Molti sono quelli del manifesto dei primi di ottobre, altri non avevano firmato ma non hanno dubbi sul sostegno a Zedda. C’è il sindaco di Sassari Nicola Sanna, e poi quelli di Alghero Mario Bruno, di Iglesias Mauro Usai, di Lanusei Davide Burchi, di Bitti Giuseppe Ciccolini, di Guasila Paola Casula, di Ploaghe Carlo Sotgiu, di Sadali Romina Mura, di Siamaggiore Anita Pili, di Loiri Porto San Paolo Francesco Lai, di Pula Carla Medau. E ancora il padrone di casa Sergio Vacca, sindaco di Milis, ed Emiliano Deiana, primo cittadino di Bortigiadas (e presidente Anci), il primo mesi fa a sondare la disponibilità di Zedda a candidarsi. Ma molti sono anche quelli che hanno chiamato il candidato in pectore perché impossibilitati a raggiungere Milis. È stato lui stesso a fare alcuni nomi. Dal sindaco di Nuoro Andrea Soddu a quello di Padru Antonio Satta, da Gigi Puddu di Settimo San Pietro ad Antonio Diana di Stintino, fino a Luca Montella, sindaco della Maddalena ed esponente dei Riformatori, che nel frattempo a Cagliari incoronavano Christian Solinas leader del centrodestra.



Lo Zedda pensiero. La presenza dei sindaci non è affatto casuale. Sono loro i primi destinatari del messaggio politico del candidato Zedda. «Bisogna ripensare la Regione consentendo lo sviluppo a partire dai comuni e dalle comunità. La Regione deve abbandonare alcuni elementi che l’appesantiscono, deve essere un soggetto facilitatore che decentra beni, risorse e persone». Zedda ha un modello: la Spagna di 20 anni fa che in un decennio è passata dal post franchismo al gotha delle potenze mondiali. «Hanno dirottato un esercito di giovani laureati in economia, giurisprudenza, relazioni internazionali non in un grande apparato di Madrid o Barcellona ma nei piccoli comuni per generare economia, per fare progettazioni, anche per mettere su famiglia e occupare qualche casa. Tutto ciò ha messo in moto uno sviluppo che ha portato i borghi spagnoli ad avere i finanziamenti europei più alti».

Election day. Il primo atto da candidato è però la richiesta di una election day per regionali e suppletive della Camera nel collegio di Cagliari. «L'accorpamento non ci aiuta dal punto di vista del tempo perché i sondaggi valutano una flessione quotidiana di Lega e M5s. Un mese in più servirebbe. Ma i calcoli più bassi non ci appartengono. Se si tratta di risparmiare 2 milioni di euro di risorse pubbliche, meglio rinunciare a qualche settimana di campagna elettorale».

Tra la gente. Una campagna elettorale vecchio stile. «Basta con Facebook, Twitter. Dobbiamo andare a parlare con le persone e guardarle negli occhi». Di certo, assicura Zedda, sarà una campagna elettorale che guarda avanti e non al passato. «La gente è interessata a sapere quello che farai, non quello che non è stato fatto. Nel 2011 non ho mai attaccato Delogu e Floris, figuriamoci se lo faccio ora con Pigliaru». Anche se su alcuni temi ci sono già dei distinguo. Tipo sanità: «Meglio avere meno utenti nelle strutture sanitarie: più che pensare a come ridimensionarle, capire come arginare il fenomeno della difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, con un'educazione alla vita sana». O il gasdotto: «Io non ho un approccio ideologico, ma se il governo decide di non farlo deve dare alla Sardegna i 300-350 milioni che i sardi all’anno spendono in più».

Contro Salvini. Zero attacchi al passato, ma se il presente si chiama Salvini Zedda fa un’eccezione. «È la prima volta che un ministro dell’Interno viene nell’isola e non sente il bisogno di incontrare gli amministratori vittime di attentati. Capisco tutti i suoi impegni quotidiani tra Facebook, Twitter e selfie, ma se almeno un’ora alla settimana si dedicasse al suo incarico eviterebbe di partecipare a conferenza stampa con a fianco persone indagate per traffico di droga». Il riferimento è al consigliere regionale Giovanni Satta, venerdì al tavolo con lui nella sede del Psd’Az. «Sono figuracce che hanno male al Paese».

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