Cento animali all’anno uccisi da esche avvelenate

Giornata di sensibilizzazione per le scuole di “Life under griffon wings” «La catena di morte può arrivare all’uomo, e non si trovano i colpevoli» 

SASSARI. Lumachicidi, topicidi e insetticidi. Ma anche stricnina, e perfino chiodi e spilli. Sono gli ingredienti mortali delle esche avvelenate che nelle campagne, e spesso in città, fanno strage di animali. Bocconi di carne mortiferi che uccidono le vittime fra atroci sofferenze, e nella maggior parte delle volte a cadere nella trappola sono cani e gatti. Una catena di morte che non risparmia volpi, bovini, ovini, grifoni. 279 sono casi riscontrati dal 2015 al 2018 dall’Osservatorio Fauna Selvatica dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna: quasi cento ogni anno. E tutti, tranne uno, sono rimasti impuniti.

Gli avvelenatori restano ignoti perché nonostante l’uso di bocconi avvelenati sia un crimine punito dalla legge, il lavoro e le prime indagini svolti con solerzia dal Nucleo cinofilo antiveleno del Corpo Forestale della Sardegna, difficilmente sfocia poi nell’apertura di un’inchiesta che deve essere avviata dalla Procura o dal sindaco sul cui territorio vengono trovati le esche mortali.

Una realtà che è venuta fuori nel corso di “#Veleno”, giornata di sensibilizzazione contro l’avvelenamento della fauna, che si è svolta venerdì tra il complesso didattico universitario del Quadrilatero e i giardini pubblici di via Tavolara. L’iniziativa è stata organizzata da “Life Under Griffon Wings”, progetto finanziato nell’ambito del nuovo Programma per l’ambiente e l’azione per il clima (Life 2014-2020), che ha come obiettivo principale il miglioramento dello stato di conservazione del grifone in Sardegna ed è sviluppato dall’Università di Sassari in partenariato con il Comune di Bosa, l’Agenzia Forestas e il Corpo Forestale della Sardegna, grazie al networking con la Junta de Andalucia e la Vulture Conservation Foundation, in collaborazione con gli assessorati regionali alla Difesa dell’ambiente, alla Sanità e all'Agricoltura, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna e il Parco naturale regionale di Porto Conte.

La giornata di sensibilizzazione si è sviluppata in tre momenti: al mattino, i locali del Dipartimento di Giurisprudenza hanno ospitato un convegno divulgativo per le scuole superiori; poi ai giardini pubblici di via Tavolara c’è stata un'esibizione dimostrativa del Nucleo cinofilo antiveleno costituito dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale con i cani addestrati dal Dipartimento di Veterinaria e i conduttori della Croce Gialla di Ploaghe. Nel pomeriggio il confronto su un fenomeno ancora sottovalutato. «Partiamo dalle scuole
perché il primo investimento utile è la prevenzione», ha spiegato Maria Piera Giannasi, responsabile del Nucleo antiveleno. «Vorremmo che gli studenti fossero i primi testimonial: usare i bocconi avvelenati è un reato che rischia di avviare una catena di morte che tocca anche l'uomo».

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