L'ultimo saluto a Gavinuccio Cau, il 25enne di Porto Torres morto nel rogo

Le parole del parroco al funerale del giovane: «Il suo esempio, dare se stesso per gli altri». Palloncini e applausi per il ragazzo di quartiere che sognava una vita migliore

PORTO TORRES. «Gavinuccio ha riconosciuto il Signore negli occhi della madre, nella memoria del padre e nei volti di tutti i suoi amici: vediamo questa celebrazione nella luce dell’amore di Dio, che sovrasta ogni pena, ogni dolore, ogni sofferenza».

Sono le prime parole di benvenuto di don Franco Manunta - parroco della chiesa dello Spirito Santo - alle tante persone che ieri pomeriggio hanno accompagnato quel ragazzo buono di quartiere nel suo ultimo viaggio. Un silenzio irreale ha accompagnato per lunghi minuti l’attesa del feretro di Gavinuccio Cau davanti al piazzale della chiesa. Momenti toccanti all’arrivo del carro funebre e ai saluti prima che la bara, portata a spalla, entrasse in chiesa. Davanti all’altare una foto a colori di Gavinuccio, sorridente: un’immagine semplice che racconta senza parole il coraggio e l’amore di questo ragazzo per il mondo che lo circondava. Uno che lottava per un futuro migliore, come ha detto don Manunta, ma che non si abbatteva mai perché dentro l’animo aveva bontà e amore per la mamma, le sorelle, la famiglia e gli amici. C’erano diversi sacerdoti sull’altare a concelebrare la messa assieme al parroco dello Spirito Santo – monsignor Salvatore Ruiu, don Michele Murgia, don Diego Pinna, padre Nicolino Manca e don Alessandro Cadau – e ogni lettura liturgica prima del Vangelo era improntata sull’amore per il prossimo.

«L’amore per Gavinuccio era fatto di piccole cose – ha detto don Manunta durante l’omelia –, di sentimento e di tanta umiltà: rappresentava quel lavoratore che lotta sino alla fine e non si arrende, perché dentro di lui ci sono i sogni di una vita migliore e di speranza. Questa ragazzo ci sta dando un grande insegnamento, quello che nella sua breve vita ha dato il massimo di se stesso». Un racconto lucido e reale quello del parroco, senza retorica, che ha fatto breccia negli occhi lucidi e nel cuore spezzato delle tante persone presenti. Che in un modo o nell’altro conoscevano Gavinuccio, considerandolo comunque ragazzo educato e già capofamiglia responsabile nonostante la giovane età.

Alla fine della messa il coro ha intonato un “Ave Maria” in sardo e i familiari si sono stretti attorno alla bara di Gavinuccio per testimoniare il loro grande amore. All’uscita della chiesa, gli applausi e il lancio di palloncini bianchi in cielo da parte degli amici. L’ultimo viaggio del feretro, accompagnato dai parenti, è stato verso il cimitero storico di via Balai, dove Gavinuccio sarà tumulato. Alla fine del funerale, il pensiero è andato alla madre Anna Bono che sta combattendo strenuamente per la vita in un letto dell’ospedale civile di Sassari. La tragedia nell’ultimo piano della palazzina popolare di via Piemonte ha avuto purtroppo il tragico epilogo della morte di Gavinuccio, mentre cercava disperatamente di salvare la madre in mezzo
alle fiamme e al fumo tossico della combustione che aveva invaso la casa. Nel reparto di rianimazione lo stato di salute della signora di 56 anni è invece sempre critico. I familiari e le due figlie stanno vicino ogni giorno alla madre e non perdono la speranza che si possa riprendere.

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