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Licenziamento per i vigilanti ex Secur

Il fallimento della Sgs trascina i lavoratori nel buio. Un vertice in prefettura

SASSARI. Lunedì riceveranno le lettere di licenziamento, anzi, andranno a prenderle direttamente in tribunale. Per una cinquantina di lavoratori ex Gruppo Secur si preannuncia un Natale amaro e prospettive tutte da verificare per il loro futuro. Sono “vittime” dell’appalto unico per i servizi di vigilanza e portierato nell’Ats e nell’Aou bandito dal Sardegna Cat, il centro regionale di committenza che li ha lasciati fuori dalla riassunzione quando la gara è stata vinta da un’associazione di imprese guidate dalla Coopservice.

Da martedì mattina i lavoratori stanno presidiando piazza d’Italia davanti alla prefettura, dopo aver sfilato con i dipendenti del Policlinico nel grande corteo del giorno precedente, e dopo una serie di sit in davanti agli ospedali e proseguiranno la protesta in attesa di una soluzione. Ieri la vice segretaria provinciale di Ugl sicurezza, Federica Bandinu, ha portato ai lavoratori la notizia che il tribunale fallimentare avrebbe proceduto al licenziamento collettivo. Perché il tribunale fallimentare? Perché i lavoratori nella Secur erano entrati dopo che la cooperativa per i servizi di vigilanza era subentrata in affitto alla Sgs, precedente vincitrice dell’appalto. Sgs con la quale il contratto d’affitto è scaduto ad ottobre e che il 20 dello stesso mese è stata dichiarata fallita. Quindi tutto è in mano al curatore fallimentare Alberto Ceresa il quale sta predisponendo la liquidazione dell’azienda. I licenziamenti arrivano proprio perché i lavoratori sono tornati in capo alla Sgs.

«È un brutto segnale quello che giunge da questa dura e lunga vertenza – commenta la sindacalista Bandinu –. Fra trenta mesi scadrà il nuovo appalto, c’è da augurarsi che non succeda la stessa cosa, che altri lavoratori si ritrovino dall’oggi al domani senza posto e senza stipendio».

È un percorso complesso quello dei vigilanti e portieri rimasti a casa. «Avrebbero dovuto riassorbirci tutti, secondo la clausola sociale che garantisce il personale ad ogni cambio d’appalto – spiegavano ieri in piazza d’Italia, dove erano presenti anche due lavoratrici dell’Europol da due anni senza impiego –. Questo non è avvenuto. Non si è tenuto conto della nostra anzianità, dell’esperienza che abbiamo maturato e che avvantaggia l’utenza degli ospedali. E ora ci ritroviamo con mesi di stipendio arretrati, senza sapere se la nuova Ati ci consentirà di riprendere servizio». Lunedì scorso i lavoratori si erano incontrati con il direttore amministrativo dell’Ats Stefano Lo Russo perché intervenga sul rispetto della clausola sociale. «Noi siamo rimasti a casa, ma intanto altri hanno preso il nostro posto. È corretto tutto questo?». I sindacati Igl e Fis hanno chiesto la mediazione del prefetto Giuseppe Marani
che convocherà un vertice con Aou, Ats e con il sindaco Nicola Sanna. È aspettano le conclusioni della commissione consiliare regionale che anche ieri ha rinviato la discussione. Intanto ci sono famiglie da mantenere e affitti e mutui da pagare, e quelli non aspettano. (p.f.)

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