Non spacciava cocaina, assolto un imprenditore

Per l’accusa si liberò di un involucro lanciandolo dal finestrino della macchina. La difesa: la droga trovata vicino all’auto non era sua. Il pg impugna la sentenza

OZIERI. Durante il processo che si è celebrato con il rito abbreviato la difesa ha insistito sul fatto che quell’involucro con la cocaina trovato dalla polizia del commissariato di Ozieri non fosse di proprietà dell’imputato Carlo Meloni. L’uomo, un imprenditore di 47 anni, era stato arrestato a gennaio dello scorso anno con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Meloni era stato fermato da una pattuglia poco dopo l’una del mattino, gli agenti lo avevano notato all’interno della sua auto parcheggiata a un lato della carreggiata in una strada cittadina.

In base alla ricostruzione fornita allora dai poliziotti, Meloni avrebbe gettato qualcosa dal finestrino proprio mentre loro si avvicinavano alla macchina. E dopo un controllo avevano ritrovato un involucro con dentro nove piccole confezioni contenenti una sostanza che il successivo test rivelò essere cocaina. Quattro grammi in tutto, che avevano fatto scattare l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Nella successiva perquisizione personale gli agenti avevano trovato 75 euro in banconote di vario taglio, che erano stati classificati dagli inquirenti come riconducibili a proventi della presunta attività di spaccio. Nell’abitazione dell’uomo, imprenditore incensurato, erano stati inoltre ritrovati due bilancini di precisione.

Dopo l’udienza di convalida per direttissima nel tribunale di Sassari il magistrato di turno aveva convalidato il fermo, lasciando comunque Carlo Meloni a piede libero in attesa del processo.

Processo che si è concluso con una sentenza di assoluzione «perché il fatto non sussiste» emessa dal giudice Maria Teresa Lupinu. L’avvocato difensore Maurizio Serra durante il rito abbreviato condizionato alla perizia sulla sostanza stupefacente ha sostenuto che la droga ritrovata dalla polizia quella notte non era di proprietà del suo assistito il quale, se avesse realmente voluto liberarsi di qualcosa, lo avrebbe fatto lanciando l’involucro verso la campagna e non in direzione della pattuglia
che arrivava verso di lui. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’imputato ma il giudice Lupinu ha accolto la tesi della difesa. Il procuratore generale presso la corte d’appello ha impugnato la sentenza e quindi verrà celebrato a breve anche il processo di secondo grado.

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