Violenza su una dottoressa il pm chiede cinque anni

L’imputato avrebbe palpeggiato la donna dopo averla spinta sul divano  L’aggressione nel 2013. L’uomo, un sassarese di 32 anni, era stato arrestato

SASSARI. Il 9 settembre del 2013 Gabriel Falloni, sassarese di 32 anni, era stato arrestato dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una dottoressa che faceva servizio di guardia medica a Porto Cervo. La donna lo aveva ricevuto in un monolocale di via Turritana per definire i contenuti del contratto di locazione e ritirare la somma pattuita. Al momento di andare via sarebbe avvenuto il fatto per il quale Falloni è finito a processo: l’imputato avrebbe cioè spinto la donna sul divano e l’avrebbe palpeggiata. Il medico aveva poi raccontato di essere riuscita a sfuggire alla violenza barricandosi nel balcone da dove aveva chiesto aiuto. Per quei fatti ieri mattina il pubblico ministero ha chiesto nei confronti di Gabriel Falloni una condanna a cinque anni di reclusione. Il collegio presieduto dal giudice Maria Teresa Lupinu (a latere Tronci e De Luca) ha rinviato al 12 febbraio per repliche. L’imputato è difeso in questo e in altri procedimenti che lo hanno visto interessato per il medesimo reato dall’avvocato Marco Palmieri.

Falloni era stato arrestato anche per un altro episodio, processato e condannato nei tre gradi di giudizio. Nel 2014 era stato denunciato da una ragazza di 21 anni che ai carabinieri aveva raccontato i dettagli di una storia cominciata con due battute su Facebook e finita con una denuncia per tentato stupro. Secondo la ricostruzione fatta all’epoca dagli investigatori, l’imputato avrebbe teso un tranello alla giovane vittima con un’offerta di lavoro – un posto in una cooperativa di soccorso che gestisce alcune ambulanze e di cui Falloni era presidente – e lei aveva accettato di incontrare quello che era convinta fosse un potenziale datore di lavoro. Ma la proposta occupazionale sarebbe stata in realtà una scusa per attirare in trappola la ragazza. Così come era emerso dall’indagine dei carabinieri Falloni l’avrebbe fatta entrare in casa, avrebbe chiuso la porta a chiave e poi avrebbe tentato di spogliarla. Lei l’aveva graffiato, preso a morsi, ed era poi riuscita a fuggire e a dare l’allarme insieme a due amiche che l’aspettavano nei paraggi. «L’ho morso sul viso e ho urlato per farmi sentire da qualcuno del palazzo», aveva raccontato ai militari che in meno di dieci giorni avevano chiuso le indagini e presentato il rapporto alla Procura della Repubblica. Falloni, interrogato, aveva
sostenuto che la ragazza fino a un certo punto era consenziente e aveva aggiunto di averla lasciata andare quando lei si era ribellata ai suoi approcci. Tesi alla quale non avevano evidentemente creduto i giudici.

Ora un nuovo processo e una nuova pesante richiesta di condanna.

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