Intercettazioni choc: «Paga o ti ammazzo»

I 12 arresti di polizia e finanza. Nell’ordinanza del gip la pericolosità degli indagati Le minacce di morte ai creditori: «Ti cerco, ti trovo e ti scarrello la 45 addosso»

SASSARI. «Ti sparo, portami i soldi, portami i soldi. Ti sparo, forse tu non hai capito, ti sparo, ti ammazzo. Ti sto avvisando, ti cerco, dove ti trovo ti scarrello la 45 addosso». Sono le minacce di Andrea Pintadu al “debitore” Alessandro Curreli, colpevole di non aver pagato la droga. Solo una parte di una lunga serie di minacce che caratterizzavano il modus operandi della banda sgominata lunedì mattina da polizia e guardia di finanza.

«Una personalità criminale allarmante», così il giudice per le indagini preliminari Michele Contini definisce Gianfranco Fattaccio, una delle dodici persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta su un’imponente rete di spacciatori che non esitava a minacciare l’uso delle armi per riscuotere i crediti di droga. «Lo gambizzo – diceva Pintadu al telefono riferendosi sempre a Curreli – Se non mi porta i mille euro oggi, lui ha finito di camminare con le gambe sue...oggi gli metto la sedia a rotelle». E ancora, in un’altra conversazione nella quale si parla di altri creditori, sempre Pintadu: «Bisogna fare strage, punto». E Fattaccio: «eh, allora fai una cosa, oh, oh, oh, ascolta lo tentate, lo tenti, quando è e poi bam bam».

Il boss. E proprio Fattaccio era considerato il vero capo della “banda”, Pintadu era invece il suo “compare”, l’amico di fiducia. Il primo, scrive il gip, «un delinquente professionale», nel senso che «agiva, professionalmente, nella distribuzione di sostanza stupefacente, avvalendosi di numerosi collaboratori, che sono spesso consumatori e spacciatori contemporaneamente. La continua ricerca di riscossione dei suoi crediti illeciti è la dimostrazione, evidente, della sua ampia e capillare attività di spaccio». Riscossione che avveniva «con minacce gravissime, con uso di armi, con attentati incendiari, anche avvalendosi di soggetti minorenni». Ragazzini (che non sono ancora stati identificati) pronti a tutto per fare bella figura con gli adulti, «desiderosi di porsi in luce».

L’inchiesta. Centotrenta pagine di ordinanza nelle quali viene ricostruita la lunga attività di indagine condotta dalla squadra mobile di Sassari al comando del dirigente Dario Mongiovì, e coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Mario Leo. Sette persone sono finite in carcere (i due fratelli Gianfranco e Antonio Fattaccio, la moglie di quest’ultimo Claudia Puggioni, Andrea Pintadu, e ancora Gabriele Ru, Gabriele Serra e Gabriele Moraccini) e cinque ai domiciliari (Massimiliano Leoni, Anna Rosa Casula, Alessandro Curreli, Marco Pani e Manuel Ovidio Biotti). Agli arresti ha partecipato anche la guardia di finanza del comando provinciale di Sassari. Oggi, per gli indagati, sono previsti gli interrogatori di garanzia. Mentre ieri, in tribunale, sono stati convalidati gli arresti di Curreli (difeso dall’avvocato Maria Antonietta Bacciu) e di Leoni (assistito dall’avvocato Maria Giuliana Fodde).

Le minacce al finanziere. La rete di spacciatori è stata scoperta dalle forze dell’ordine dopo un episodio in particolare: i colpi di pistola esplosi contro l’abitazione della ex compagna di Gianfranco Fattaccio «rea di averlo lasciato – scrive il gip – e di aver intrapreso una relazione sentimentale con un altro uomo». E l’uomo in questione è, nello specifico, un finanziere che, sentito dagli investigatori, aveva raccontato di come Fattaccio un giorno gli avesse detto di essere
andato sotto casa sua per verificare dove abitava «perché ti volevo bruciare la macchina – così avrebbe minacciato – Lasciami in pace perché molti degli arresti che avete eseguito tu e i tuoi colleghi...la sostanza che avete sequestrato è la mia e io sto perdendo molti soldi».



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