Ploaghe, l’Ats non paga la Jolly rischia la chiusura

In bilico la cooperativa che dal 1992 si occupa di anziani all’interno dell’ex Sgb La denuncia di Peru (Fi): «Debiti per 800mila euro ma si deve evitare il tracollo»

PLOAGHE. Il destino di un’altra cooperativa sociale sembrerebbe segnato. La cooperativa “Jolly” di Ploaghe dal 1992 si occupa di assistenza ai disabili e agli anziani ed eroga i servizi di mensa e pulizie all’intera struttura della ex Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe e sino a poco tempo fa forniva attività di assistenza al reparto “L’Ancora”, casa protetta sempre all’interno della ex SGB e della casa di riposo “San Vincenzo” di Ploaghe oltre ad alcune prestazioni connesse all’assistenza domiciliare ai soggetti svantaggiati.

Una realtà storica dunque che è arrivata ad impegnare 87 operatori inseriti in pianta stabile nell’organico. Purtroppo però alcune vicissitudini la hanno portata ad una situazione non più gestibile per cui ha dovuto rinunciare ai servizi erogati al reparto “L’Ancora”, passata alla cooperativa “Carpe Diem” e al ricovero “San Vincenzo” i cui operatori rimasti, costituitisi in cooperativa denominata appunto San Vincenzo, hanno ottenuto il 10 dicembre scorso dal Comune di Ploaghe proprietaria della struttura una cessione in comodato d’uso per 10 anni. Sulla vicenda il vicepresidente del Consiglio Regionale Antonello Peru ha presentato un’interrogazione urgente all’Assessore alla Sanità. Peru spiega che la cooperativa vanta una montagna di crediti nei confronti di Ats e altri enti pubblici che arriva sino agli 800 mila euro e che determinano il ricorso ai prestiti bancari per evitare il tracollo e il ritardo nel pagamento degli stipendi ai lavoratori. «Vogliamo evitare - scrive Peru - il tracollo di un’azienda che negli anni è stato uno dei motori trainanti dell’assistenza sociale nel Nord Sardegna. I problemi sono diventati un ostacolo insuperabile dal 2009 con l’inserimento della società nel Plus del territorio, il piano locale unitario dei servizi - spiega Peru - e la coop ha dovuto iniziare ad usufruire dei servizi bancari (con fidi e anticipo) per far fronte ai ritardi nei pagamenti dei servizi. Le lungaggini nelle corresponsioni dovute per le attività svolte a favore del Plus si dilatano anche a 90 giorni, con difficoltà nel portare avanti i servizi e nel regolare pagamento degli stipendi». La sinergia con la Sgb avrebbe dovuto portare vantaggi enormi per il territorio, superando anche gli intoppi derivanti dai ritardi del Plus. «Al contrario - aggiunge Peru - dal 2016 con il transito della Fondazione da Ipab a ente accorpato all’allora Asl di Sassari (ora Ats) il tracollo si è materializzato con tutta la sua drammaticità. Ats e enti pubblici hanno accumulato un debito di circa 800 mila euro di quota capitale nei confronti della cooperativa “Jolly». La società ha promosso tutte le iniziative atte a recuperare i debiti, attraverso decreti ingiuntivi contro Ats ed altri enti. La crisi ha travolto la cooperativa, con molti dipendenti (circa 40) che hanno preferito licenziarsi, perdendo così l’opportunità lavorativa e facendo perdere all’azienda le risorse umane formate negli anni anche con investimenti piuttosto elevati. Gli operatori rimasti attendono di conoscere il loro destino, con 11 mensilità arretrate
da recuperare e i fornitori locali rischiano di perdere i loro incassi. «Non vorremmo che dopo tanti anni finisse gambe all’aria un’altra cooperativa - conclude Peru - che si è rivelata adeguata per assicurare servizi sociali e assistenza ai soggetti deboli nel territorio».



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