Femminicidio ad Alghero, gli amici di Tilloca: «Michela era il suo bancomat»

Il ritratto dell’assassino: «Era un fannullone, lei pensava a tutto. Alla fine l’ha cacciato di casa»

ALGHERO. «Per lui era un bancomat». Nessuna violenza, nessuna crisi economica per colpa dell’azzardopatia. «Certo, giocava alle macchinette i pochi soldi che guadagnava con lavori saltuari», dice qualcuno. Ma soprattutto «Marcello è sempre stato pigro e dipendeva economicamente da Michela. Alla fine lei si era stancata di questa situazione». Sono arrabbiate le persone che stavano più vicine a Marcello Tilloca, l’uxoricida che la mattina del 23 dicembre ha strangolato la moglie, e a Michela Fiori, uccisa da quell’uomo con cui stava insieme da una vita.

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«Veniva a piangere, sembrava disperato, fino a poco tempo fa abbiamo assecondato la scelta di Michela di dargli un’ultima possibilità e lui ha fatto quel che ha fatto». Michela Fiori e Marcello Tilloca si conoscevano da sempre, sin da piccoli abitavano a un piano di scale uno dall’altra. Poi il fidanzamento, quindici anni fa il matrimonio e una vita insieme. Gli amici hanno difficoltà a riconoscere lui in quel che si sente e si legge.

«Non era un violento, né con lei né con i bambini – dicono – semplicemente era un fannullone e si prendeva poca briga anche di gestire la famiglia». Michela, al contrario, da sempre abituata a tirare la carretta, una volta finito di lavorare si occupava della casa e dei bambini. «Alla fine non ce l’ha più fatta e da quel momento lui è cambiato», rivelano persone molto vicine alla coppia. Era una continua richiesta di soldi. Lei, esasperata, l’ha messo alla porta. Ne ha parlato con le amiche e poi si è decisa. Lui non l’ha presa bene e ha cambiato atteggiamento.

«Da un lato piangeva e ci chiedeva aiuto, promettendo che sarebbe cambiato – raccontano – anche Michela si era illusa che potesse impegnarsi seriamente a cercarsi un lavoro e a prendersi le sue responsabilità». Ma invece lui «continuava a comportarsi come sempre». Entrambi appassionati di karaoke, andavano spesso a cantare con gli amici. «Lui è sempre stato un po’ solitario, quella era l’unica cosa che condividevano».

Dopo alcuni segnali, alcune mezze minacce, anche i più tenaci avevano iniziato a isolarlo e a esortare Michela affinché lo lasciasse e si tutelasse. Qualcuno l’ha anche affrontato a muso duro, quando ha saputo che una sera in un locale si era lasciato scappare una frase del tipo «o con me o con nessuno». Ma Michela Fiori non se la sentiva di denunciare il padre dei suoi figli. «“Dai, vediamo, sta cambiando”, aveva detto l’ultima volta che si parlava di questa possibilità», dice ancora un amico che pure riesce a contenere la rabbia quasi per rispetto di chi non c’è più.

La svolta c’è stata quando Marcello Tilloca ha rubato il cellulare del figlio e si è fatto scoprire mentre da un numero sconosciuto inviava messaggi alla moglie per chiedere un riscatto di trecento euro. Denunciato per tentata estorsione, è stato definitivamente allontanato di casa. «Lui non riusciva proprio a immaginarsi senza di lei, ma la verità è che la vita con Michela era sempre stata facile perché pensava a tutto lei. Lui era così, e Michela aveva capito che non sarebbe mai cambiato».

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