Femminicidio di Alghero: dopo avere ucciso la moglie, Tilloca ha riportato i bambini in casa

Dall’inchiesta emergono nuovi particolari agghiaccianti. Il più grande ha intravisto il corpo della donna sul letto 

ALGHERO. Non smettono di emergere particolari agghiaccianti in questa tragedia familiare di Natale. Ed è dal racconto dei bambini che viene fuori un’altra orribile verità: Marcello Tilloca, poche ore dopo aver ucciso la moglie e aver adagiato il suo corpo senza vita sul letto, è uscito, è andato a prendere i bambini che giocavano a calcio e poi con loro è tornato a casa. Li ha chiusi nella cameretta e loro lo hanno sentito piangere disperatamente. Poi ha aperto la porta e li ha fatti uscire, il più grande ha persino intravisto la mamma ma ha pensato che fosse addormentata e ha seguito il padre che li ha quindi accompagnati dalla zia prima di costituirsi ai carabinieri.

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Sono dettagli che fanno venire i brividi. Perché, considerando la vivacità dei bambini, se uno dei due si fosse staccato dal padre e fosse corso nella camera da letto per abbracciare o giocare con la mamma avrebbe potuto accorgersi che era morta.

Oggi quei bambini sanno che è stato il loro padre a ucciderla. «Il più piccolo ci ha chiesto: “Ma papà dov’é? Ok, la mamma è morta ma lui dov’è? Perché non ci tiene papà anziché voi?”. Gli abbiamo spiegato che è in carcere perché gli stanno facendo tante domande perché vogliono capire se la mamma è morta per una caduta o se è colpa del papà». E l’ingenuità e l’innocenza di un bambino si fanno sentire due secondi dopo: «Sì ma comunque si possono dare dei soldi così esce dalla prigione». La cauzione all’americana nell’immaginario di un figlio che vorrebbe tornare alla sua vita di sempre potrebbe essere la soluzione giusta. Ma purtroppo non sarà così.



Ora li aspetta una nuova vita a Genova, in una casa più grande che Giuseppe e Giuseppina stanno già cercando. Una nuova scuola, nuovi amici, una nuova scuola calcio. «Ma le vacanze estive assolutamente ad Alghero – dice la nonna – glielo abbiamo promesso e questo un po’ li ha rincuorati». Perché entrambi, ma soprattutto il grande, stavano facendo resistenza. «Mi aspetto che un giorno, magari dopo un rimprovero, mi dicano che non sono il loro papà – è il timore consapevole di Giuseppe – Ho cercato di spiegare loro che ci sarà tempo per giocare ma che lo studio dovrà venire prima di tutto. E glielo ha detto anche lo zio. Perché è l’unica arma che consentirà loro di affrontare la vita ma anche di essere in grado di giudicare».

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E poi ci sono i timori di una nonna, che ha già perso due figli: un fratello di Michela (gemello di Luca) è morto per una malattia. «Come faccio io a prendermi cura di questi bambini se non sono stata capace di difendere i miei due figli?». Subito dopo, però, arrivano le parole confortanti di Luca e della sua compagna: «Due figli ti sono stati portati via e due sono tornati e saranno la nostra forza. Sei una roccia, l’armatura non ce l’hai fuori, ce l’hai dentro e insieme sapremo affrontare tutto». (na.co.)

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