Villa abusiva sarà demolita dopo 22 anni di processi

Sentenza della Cassazione su bifamiliare costruita in zona sottoposta a vincolo. I giudici bacchettano Comune e Regione: «Concesse sanatorie illegittime»

SASSARI. Ventidue anni dal primo accertamento, compiuto in seguito a una segnalazione anonima, e diciannove dalla prima sentenza di condanna. Più che un abuso edilizio, quello che sarà abbattuto nella vale di Gioscari è un monumento al passo lento della giustizia. La bifamiliare della famiglia Caggiari di Sassari sta per compiere le nozze d’argento tra ricorsi, processi penali e amministrativi, ordini di demolizione e revoche dei medesimi provvedimenti, giudizi di esecuzione e concessioni in sanatoria. E dire che era tutto chiaro fin dal principio: un abuso edilizio conclamato f perché realizzato senza nessun permesso a costruire, e insanabile perché edificato in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico .

L’ultimo verdetto, emesso a novembre (ma pubblicato a fine dicembre) dalla terza sezione penale della Cassazione dovrebbe essere il definitivo: quella doppia villa da 1620 metri cubi non s’aveva da fare e adesso deve essere abbattuta. L’abuso di Gioscari, è la parola finale della Suprema Corte, è stato realizzato in una zona sottoposta a vincolo ed è pertanto insanabile. Questo nonostante nella infinita storia ci sia stata anche una concessione in sanatoria rilasciata dal Comune di Sassari nel 2016, quasi vent’anni dopo la prima segnalazione dell’abuso edilizio. Quel permesso, hanno scritto nei giorni scorsi i giudici della Cassazione, non poteva essere rilasciato in quanto l’immobile era totalmente abusivo.

«Non è suscettibile di sanatoria – hanno scritto i giudici della terza sezione penale, bacchettando gli uffici tecnici di Palazzo Ducale – la realizzazione, in area assoggettata a vincolo paesaggistico, di nuova costruzione e in assenza di permesso a costruire».

Una delusione per Alessandro Abramo Caggiari, 47 anni, proprietario di una parte della villa. Il collegio presieduto da Fausto Izzo ha respinto l’ennesimo ricorso di Caggiari. Il padrone di casa si era opposto alla ordinanza della corte d’appello con la quale, nel 2015 era stata rigettata l’ennesima opposizione alla demolizione dello stabile.

L’entrata in azione delle ruspe è una condanna accessoria della sentenza di condanna (pena sospesa) riportata, insieme ad alcuni familiari, da Alessandro Caggiari nel lontano 1999 per l’abuso edilizio. L’imputato aveva ottenuto la sospensione condizionale, ma subordinata alla demolizione del rustico. E questa pena supplementare, hanno chiarito i giudici della Cassazione, non è soggetta a prescrizione.

Il proprietario dell’immobile ha cercato in tutti i modi legali di evitare la demolizione delle opere abusive e nel 2013 ha ottenuto dal Comune di Sassari una concessione di condono edilizio, perfezionata nel 2016. Ma quella concessione era illegittima, ha scritto nei giorni scorsi la Cassazione, in quanto l’immobile doveva essere valutato come totalmente abusivo in quanto caratterizzato dalla mancanza originaria della doppia conformità urbanistica. Cassato anche il nulla osta concesso dalla Regione Sardegna in quanto, scrivono
i giudici, «alle Regioni non può essere riconosciuto il potere di rimuovere i limiti massimi di ampiezza del condono individuati dal legislatore statale». La villetta, insomma, deve essere abbattuta come aveva ordinato diciannove anni fa il primo giudice che si era occupato del caso.

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