Alunni puniti troppo duramente, maestra di Pattada a giudizio

L'insegnante avrebbe strattonato con forza un’alunna costringendola a stare un’ora in piedi vicino alla lavagna

OZIERI. Costretta a rimanere in piedi per più di un’ora vicino alla lavagna, sgridata più volte e strattonata ripetutamente mentre veniva afferrata alle spalle, alle braccia e ai polsi. Il tutto sarebbe accaduto davanti agli compagni di classe.

Sono le accuse contenute nel decreto di citazione a giudizio disposto dal sostituto procuratore della Repubblica di Sassari Giovanni Porcheddu nei confronti di un’insegnante di 58 anni originaria di Pattada e in servizio alla scuola primaria di Ozieri. L’imputata dovrà presentarsi davanti al giudice monocratico Sergio De Luca l’11 luglio alle 9.

Il reato contestato dalla Procura alla maestra è quello previsto e punito dall’articolo 571 del codice penale: abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Comportamento che l’insegnante avrebbe avuto in particolare nei confronti di un’alunna che, come è scritto nella citazione a giudizio, sarebbe stata «maltrattata anche fisicamente, cagionando così nella medesima gravi perturbamenti psichici».

In particolare, a marzo dello scorso anno «nel rimproverare l’alunna la costringeva a rimanere in piedi per oltre un’ora vicino alla lavagna». Una punizione severa alla quale, stando alle immagini registrate da una telecamera che era stata installata nella classe, erano seguiti anche altri “provvedimenti” correttivi poco opportuni. La bambina, infatti, veniva sgridata in diverse occasioni e strattonata. La maestra le avrebbe stretto i polsi e strattonata mentre veniva afferrata alle spalle e alle braccia. Subito dopo la citazione a giudizio l’imputata si è rivolta all’avvocato Mariano Mameli che la difenderà nel processo a suo carico fissato per la prossima estate.

Il pubblico ministero, così come prevede la legge nel caso specifico ha scelto di esercitare l’azione penale con la citazione diretta a giudizio dell’imputata, che verrà sottoposta direttamente al processo senza il “filtro” dell’udienza preliminare.

I processi per abuso di mezzi di correzione negli ultimi tempi sono abbastanza frequenti nelle aule del tribunale di Sassari. L’ultimo caso riguarda un’insegnante di Ossi che lo scorso giugno – dopo sette anni tra indagini e processo – è stata assolta dal giudice Silvia Guareschi per non aver commesso il fatto. Anche in quel caso la maestra era stata accusata di aver usato violenza fisica e verbale nei confronti di alcuni alunni di una classe delle elementari di Ossi. L’avvocato difensore in quel caso aveva insistito sul fatto che i bambini non fossero mai stati sentiti durante le indagini preliminari e che avessero parlato per la prima volta a dibattimento – aveva sostenuto con forza quando le deposizioni potevano esser state inquinate dalle frequentazioni familiari e in particolare dai racconti delle mamme che si erano “passate” la vicenda di bocca in bocca. Con l’accusa di maltrattamenti è invece finita a giudizio sette mesi fa un’altra maestra di Nulvi, accusata di
aver «deriso perché “grasso” e miope» un alunno di seconda elementare, «sgridato spesso senza ragione, stringendogli il collo e le guance – scriveva il pm – fino a provocargli degli arrossamenti, impedendogli di andare in bagno fino a fargli fare la pipì addosso». Il processo è in corso.

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