Rapine a Sassari e Porto Torres, chiesti 17 anni

Dopo il colpo in una tabaccheria, i 2 imputati avrebbero rubato preziosi al titolare di un Compro Oro

SASSARI. Il Dna come prova schiacciante a carico di due imputati per rapina. Il sostituto procuratore Maria Paola Asara (titolare dell’inchiesta era il collega Giovanni Porcheddu) ha chiesto la condanna a 8 anni e 8 mesi per Giuseppe Ellena, 58 anni, sassarese, e a 8 anni e 4 mesi per Mario Piredda, 54 anni, di Porto Torres accusati di aver commesso due rapine a Sassari e a Porto Torres. Entrambi sono difesi dagli avvocati Gianluigi Poddighe e Paolo Spano.

A marzo dell’anno scorso la polizia, cercando gli autori di una rapina in città, scoprì che si trattava degli stessi che avevano svaligiato in precedenza una tabaccheria a Porto Torres. Due colpi fotocopia messi a segno a un mese di distanza l’uno dall’altro. A incastrare i due presunti responsabili, oltre una montagna di prove e di indizi, era stato proprio il risultato positivo del test del Dna. Per questo i due erano stati arrestati e rinchiusi a Bancali. Le indagini della squadra mobile al comando del dirigente Dario Mongiovì erano partite da un episodio del 7 novembre 2017: in via Nizza, il dipendente del compro oro di viale Trento, era stato affiancato da due uomini a bordo di uno scooter mentre stava per salire nella sua auto, parcheggiata poco lontano dal negozio. Sotto la minaccia di una pistola, lo avevano costretto a consegnare preziosi per un valore di 45mila euro. Poi erano scappati. Lo scooter era stato trovato bruciato poco distante da casa di Ellena. Qui, oltre a una collezione di monete antiche rubate, la polizia aveva trovato oggetti e indumenti inequivocabilmente collegati alla rapina di viale Trento. Agli investigatori che gli avevano chiesto spiegazioni su una vistosa ferita a una gamba, Ellena aveva risposto che era stata causata da un recente incidente. In realtà, secondo gli investigatori, l’uomo si era procurato quelle ferite il 6 ottobre a Porto Torres, cadendo dalla moto che era stata speronata dalla vittima di un’altra rapina. Quel rapinatore, disse poi la prova del Dna, era proprio Giuseppe Ellena e il suo complice Mario Piredda. I due avevano aggredito un tabaccaio e gli avevano spruzzato
spray urticante negli occhi. Dopo avere afferrato un borsello con gli incassi, erano anche allora fuggiti a bordo di uno scooter, ma erano stati inseguiti dal tabaccaio che con la sua auto li aveva speronati e fatti cadere. Sul selciato i due avevano lasciato abbondanti tracce biologiche.

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