Botte e ingiurie alla figlia: madre 42enne a giudizio

La donna è accusata anche di stalking e diffamazione nei confronti dell’ex marito. I due si sono denunciati a vicenda: l’uomo, di Ozieri, è imputato di minacce

SASSARI. Umiliazioni, minacce, ingiurie, aggressioni fisiche e verbali. Reati e storie che spesso, purtroppo, capita di sentire nelle aule dei tribunali. Stavolta di diverso c’è che la protagonista è una mamma e la persona offesa è sua figlia.

Stando alle accuse della Procura, la donna (di cui non si forniscono le generalità per tutelare la ragazzina) avrebbe più volte maltrattato la figlia, «imponendole una serie continua di sofferenze fisiche e morali – si legge nel decreto che dispone il giudizio – e un regime di vita intollerabile, esponendola alla sua incontrollata aggressività...determinando nella bambina uno stato di particolare avvilimento, percuotendola spesso e rivolgendole frasi come “stronza...non dovevi neanche nascere...obesa...muoviti”» (e altre offese che per decoro non verranno riportate sul giornale ndc). Poi c’è il resto, ossia la diffamazione, le telefonate, gli atti persecutori, le offese continue e le denunce su fatti spesso inventati «per il solo gusto di mettere nei guai il suo uomo», un 43enne di Ozieri. Quest’ultimo, da parte sua, non avrebbe versato l’assegno di mantenimento per la figlia minorenne e durante un incontro avrebbe minacciato l’ex moglie: «Tanto ti ammazzo prima o poi, la casa te la tolgo prima o poi». E così si sono denunciati a vicenda ed entrambi sono a processo (lui difeso dall’avvocato Antonio Secci, lei da Maria Antonietta Manueddu).

La prima udienza si è celebrata alcuni giorni fa nel tribunale di Sassari. I reati più gravi vengono contestati alla donna, una sassarese di 42 anni, accusata – oltre che di maltrattare la figlia – anche di stalking nei confronti dell’ex marito e dei suoceri che avrebbe anche minacciato di morte. Tra i vari episodi elencati dal pm ce n’è uno che rende bene l’idea di cosa fosse diventato il rapporto tra marito e moglie, ormai ex. Lei era cioè arrivata a scrivere su un quaderno che si trovava all’interno di una lavanderia – dove l’uomo era solito servirsi e nel quale andavano moltissimi clienti – questa frase: «Cerco ragazza per serate romantiche, sono carino, sex e con moltissimi soldi...», aveva poi inserito professione e luogo di lavoro, nome e numero di telefono, e aveva aggiunto: «Contattatemi, vi prego. Sono un ragazzo serio di buona famiglia, separato». Per questa ragione la Procura le ha contestato anche la violazione di quanto disposto dall’articolo 23 del decreto legislativo 196/2003 in riferimento al trattamento dei dati personali senza il consenso espresso dell’interessato, trattandosi di dati sensibili. E nel biglietto lasciato in lavanderia i dati sensibili c’erano tutti: nome, numero di telefono, età, professione, addirittura anche il luogo di lavoro. La 42enne deve anche rispondere di sostituzione di persona.

Poi c’è la diffamazione perché avrebbe «diffamato l’ex marito su Facebook attraverso la pubblicazione di frasi e messaggi dal contenuto denigratorio». Inoltre, sia telefonicamente che con messaggi, «proferiva asserzioni false sui comportamenti e sull’operato dell’uomo affermando falsamente di essere minacciata di morte dall’ex». C’erano poi le offese alla nuova compagna di lui, definita «prostituta» e minacciando che le avrebbe fatto «scoppiare la casa». In un’altra circostanza l’imputata, sempre stando alle accuse, aveva minacciato al telefono l’ex dicendogli che «avrebbe nascosto della
sostanza stupefacente nella stanza dell’abitazione familiare dove lui era rimasto a vivere, al solo scopo di “metterlo nei guai”
». Più volte, inoltre, avrebbe richiesto «pretestuosamente» l’intervento delle forze dell’ordine e sporto denunce e querele nei confronti dell’ex coniuge.

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