Intervista con Francesco Pigliaru: «Centrati molti obiettivi: lascio un’isola migliore»

Il bilancio del governatore dopo 5 anni: «Continuerò a impegnarmi in politica»

SASSARI. Il tempo corre e ne resta pochissimo per chiudere alcune questioni importanti, su tutte la vertenza accantonamenti con il Governo chiamato a restituire alla Sardegna 285 milioni di euro. Di tempo, dice il governatore Pigliaru, ne servirebbe di più: «Almeno un anno, per verificare gli effetti positivi delle riforme avviate, come quella della sanità». Tra poco più di un mese Pigliaru saluterà la Regione, ma non la politica. Il governatore fa un bilancio di 5 anni e guarda al futuro: «Continuerò a impegnarmi», assicura. Intanto promuove il lavoro della sua Giunta, benedice Massimo Zedda e lancia segnali al centrosinistra: svegliamoci, smettiamola di balbettare e ricominciamo a parlare in maniera chiara con la gente. Come Salvini: «Si, su quello ci batte».

Presidente, tra poco più di un mese non sarà più il governatore della Sardegna. È più dispiaciuto o più sollevato?
«Per ora sono impegnato a concludere il lavoro avviato, sono settimane complesse. I sentimenti si scopriranno tra qualche tempo, forse vivrò uno stato d’animo a metà tra il dispiacere e il sollievo».

Di quali risultati raggiunti va più fiero?
«Due su tutti. Iscol@ innanzitutto perché era centrale nella nostra proposta di governo. Abbiamo fatto un intervento enorme nell’edilizia e nella didattica, abbiamo investito 370 milioni di euro: la Sardegna è la regione che ha speso di più nella scuola. E poi la peste suina, la vittoria sul morbo è a un passo. L’ha detto anche Bruxelles. Merito di un grande gioco di squadra, un’unità di progetto che ha coinvolto moltissimi soggetti, dai sindaci all’Ats, dal Ministero fino ai cacciatori. Abbiamo superato le resistenze e cambiato il clima sociale, ottenendo il sostegno delle comunità».

Quali invece i rimpianti?
«La riforma della macchina amministrativa, doveva essere più incisiva ed efficace. Tornando indietro sarebbe un punto essenziale da portare a termine».

A proposito di riforme, perché quella sanitaria è così contestata?
«A criticare sono spesso quelli che per anni e anni non hanno fatto niente, lasciando una situazione disastrosa nei conti e nei servizi sulla quale per noi è stato obbligatorio intervenire. La verità è che fare le riforme è rischioso perché il ciclo politico è molto breve. Oggi (ieri ndr) il ministro Savona ha citato una frase tratta dal Principe di Machiavelli che spiega quanto sia difficile fare le riforme: vengono osteggiate sia da chi ha paura di perdere i privilegi sia da chi ancora ignora i benefici che ne avrà. Ecco, se avessimo un altro anno di tempo potremmo dimostrare che i tempi delle liste d’attesa si sono ridotti. Ma già oggi abbiano la certezza, per esempio, che molti più interventi al femore vengono eseguiti entro 48 ore. È un indicatore che determina la differenza».

Alla riforma sanitaria è legata la polemica sulla ricandidatura dell'assessore Arru. In una ipotetica nuova giunta Pigliaru, per Arru ci sarebbe ancora posto?
«Per fortuna non devo pormi il problema, comporre una giunta è molto complicato. Ma dell’assessore Arru posso dire che è stato un collaboratore onesto e coraggioso, abbiamo condiviso un lavoro importante, gli sono molto grato per la sua competenza e lealtà».

In questi anni di governo si è mai sentito solo o tradito?
«La solitudine è tipica di chi governa, è normale provare questo sentimento. Non mi sono invece mai sentito tradito anche se non sono mancate le contrapposizioni forti. Diciamo che mi sarei aspettato una maggioranza più compatta nell’affrontare i grandi temi. Ma bisogna considerare che abbiamo lavorato in mezzo a due grandi crisi, economica e politica».

Tra i grandi temi sui quali non c’è stata compattezza c’è la legge urbanistica. È preoccupato per le possibili conseguenze della mancata approvazione?
«Avevamo una buona proposta che è stata corretta nelle sue imperfezioni e sottoposta a un grande confronto pubblico. Non abbiamo raggiunto i numeri per l’approvazione, evidentemente non siamo riusciti a farci capire. Il dibattito è stato viziato da ansie e paure ingiustificate rispetto alla nostra proposta, contraria alla cementificazione. Spero si superino le contrapposizioni ideologiche. Mi conforta però che pur nel mancato via libera alla legge urbanistica, con la legge sulla semplificazione siamo riusciti a introdurre norme più snelle per l’approvazione dei piani urbanistici a garanzia dei cittadini e delle imprese».

Sugli accantonamenti la sua Giunta ha vinto la battaglia con il Governo. La partita è chiusa?
«La Consulta ha affermato quello che noi sosteniamo da tempo, cioè che lo Stato non può imporre gli accantonamenti e non può non tenere conto della condizione di insularità della Sardegna. Per anni su questo argomento ho sollecitato l’ex ministro Padoan senza ottenere risposte. Ora l’ha fatto la Consulta e lo Stato dovrà risarcire l’isola».

Dagli attuali ministri le risposte arrivano? Come sono i rapporti con il governo Conte?
«Sono soddisfatto dei risultati ottenuti sulle servitù militari, si è andati avanti in un percorso già avviato. E per quanto riguarda la Sanità, a parte l’ultimo incidente diplomatico, sulla peste suina c’è stata collaborazione con il ministro Grillo. Silenzio assoluto invece su altri temi cruciali, come l’energia: sul metano nessuna risposta istituzionale dai ministri, l’unica cosa che abbiamo registrato sono gli umori contraddittori dentro il governo».

Di Maio dice che la metanizzazione dell’isola è inutile, Salvini considera il progetto indispensabile. Le tocca stare dalla parte di Salvini?
«Per una volta Salvini ha ragione e parla con la voce dell’Europa. Il metano ha un ruolo cruciale nella fase di transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili. Non possiamo illuderci di essere già in grado di sostituire le fonti fossili, per questo il metano è indispensabile. E la dorsale è essenziale perché il metano arrivi a tutti i sardi con tariffa uniforme e uguale a quella delle altre regioni italiane. Se non ci sarà la dorsale ma solo bacini di distribuzione isolati, non sarà possibile garantire uniformità e stessi costi. Noi pretendiamo chiarezza per dare risposte alle imprese che vogliono investire».

Altro tema caldo sono i trasporti, con la continuità marittima da riscrivere nel 2020. La Regione avrà un ruolo nella stipula della nuova convenzione come assicura il ministro Toninelli?
«Sono convinto che la Sardegna sarà a quel tavolo, nessun politico farebbe l’errore di escluderla».

Per quanto riguarda i trasporti aerei Air Italy sembra allontanarsi dall’isola. Scelta voluta da parte della Compagnia oppure no?
«Mi auguro di no. Credo che dopo quanto è stato fatto per risolvere la crisi dell’ex Meridiana, Air Italy debba mantenere la testa in Sardegna. Per questo spero si trovi una soluzione sul caso della continuità territoriale anche se non dipende più da noi».

Parliamo delle prossime elezioni regionali, che cosa pensa di Massimo Zedda, candidato governatore del centrosinistra?
«Massimo è un ottimo candidato. Se sarà aiutato da tutta la coalizione, potrà fare un grande lavoro. Lui è un bravo comunicatore, lo dimostrerà quando la campagna elettorale entrerà nel vivo».

Secondo lei il governo giallo verde è destinato a durare o no?
«Se non ci sarà una opposizione forte e unita, con una visione chiara e credibile, questo governo avrà vita facile».

Salvini riempie le piazze e dice alle donne sarde che a causa dell’invasione degli immigrati potrebbero essere obbligate a indossare il burka. Che cosa replica al ministro e a chi lo applaude?
«Salvini fa leva sulle paure della gente, spetta a noi spiegare che si può accogliere in maniera ordinata e rassicurante. Sono stati pubblicati dei dati che dimostrano che l’ex ministro Minniti sugli sbarchi ha ottenuto risultati migliori rispetto a Salvini. Ma non siamo riusciti a spiegarlo: di fronte a Salvini che parla con una voce sola, noi non dobbiamo balbettare».

È molto critico nei confronti dell’opposizione al governo.
«C’è da lavorare tanto. In questi anni abbiamo fatto cose belle come il jobs act e ne abbiamo regalato altre al M5s, come il reddito di cittadinanza: il centrosinistra non è stato capace di portare avanti le due cose insieme per andare incontro sia alle imprese sia ai cittadini. In Sardegna con la riforma dei centri per l’impiego, le politiche attive, il Reis per 27mila famiglie e il progetto Lavoras abbiamo superato il puro assistenzialismo dando opportunità a chi è escluso dal mercato del lavoro. A livello nazionale il Rei è arrivato tardi, se avessimo iniziato 4 anni fa tutti insieme avremmo tolto spazio al populismo».

Da qualche mese lei ha preso la tessera del Pd. Ha fiducia nel futuro del partito in Sardegna e a livello nazionale?
«Mi sono iscritto al Pd perché voglio dare ancora il mio contributo. Sono stato un convinto sostenitore di Renzi. Oggi vedo personalità interessanti, come Delrio e Calenda, che da ministri hanno fatto tanto per l’isola su vertenze cruciali come trasporti e industria. E penso che Martina potrebbe essere un valido segretario nazionale».

Il Nord Sardegna lamenta di essere stato abbandonato dalla sua giunta. Secondo lei in Sardegna il problema piu forte è il cagliaricentrismo o i campanilismi territoriali?
«Nel Nord dell’isola ci hanno attribuito crisi che non sono dipese da noi. Anzi noi le abbiamo affrontate e avviate a soluzione. Come quella dell’aeroporto di Alghero o del Policlinico di Sassari, che da anni era in difficoltà e tra poco diventerà più forte di prima. Per quanto riguarda le risorse economiche investite nel territorio, è stato il sindaco Nicola Sanna a dire che nel Sassarese l’importo pro capite è superiore ad altre zone dell’isola. Non solo: il progetto della rete metropolitana ha ricevuto finanziamenti importanti. Credo che Sassari e il suo territorio abbiano potenzialità straordinarie che potrebbero essere sfruttate meglio».

Ritorniamo alle cose non fatte. C'è qualcuno a cui sente di dover chiedere scusa?
«Alla Gallura. Nelle ultime sedute del

Consiglio la maggioranza ha affrontato in maniera inadeguata la questione della provincia del Nord Est. Era stato fatto un percorso lineare che non ha trovato risposte in aula. E l’inadeguatezza della maggioranza su questo tema è stata anche una mia responsabilità e per questo chiedo scusa».

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller