Rivolta in Cobec: ok al faccia a faccia tra Carta e sindacati

I dipendenti: «Non siamo lavativi, vogliamo solo serenità» Il contratto integrativo parlava di valori umani da tutelare

SASSARI. Legge di mercato, diritti ed esigenze dei lavoratori. In casa Cobec e Mb Group il punto di equilibrio tra questi fattori potrebbe arrivare dopo un faccia a faccia tra Rinaldo Carta, i responsabili della Mb Group, e i rappresentanti sindacali dei lavoratori. «I dipendenti sono già stati molto coraggiosi ad esporsi – dice Maria Teresa Sassu della Filcam Cgil – ma presentarsi personalmente ad un’assemblea pubblica sarebbe un gesto da kamikaze».

L’obiettivo del confronto sarebbe uno solo: conciliare le esigenze di produttività dell’azienda con una turnazione meno disagevole per il personale. Secondo i lavoratori è una soluzione assolutamente percorribile. «Altrimenti punti vendita della concorrenza, come ad esempio la Conad – dice Maria Teresa Sassu – dovrebbero chiudere domani mattina. Perché lì fanno adottano l’equa rotazione turni spezzati e continuati». Funziona così: l’addetto alle casse la prima settimana fa 2 continuati e 4 spezzati. La seconda settimana 3 continuati e 3 spezzati. La terza 4 continuati e 2 spezzati e via dicendo. «Non mi pare che la Conad o altre catene che adottano questo sistema stiano fallendo. Se lo fanno loro, non vedo perché la Cobec debba essere così intransigente». A detta dei dipendenti, oltretutto, non si tratta di una richiesta campata in aria. «È tutto scritto nero su bianco su un contratto integrativo sottoscritto il 5 luglio 2018 in via Coppino, a firma di Rinaldo Carta, dell’Mbg e dei sindacati. E molti dipendenti non avrebbero mai accettato di perdere un livello e di venir assorbiti da Mbg se non ci fossero state su quel foglio una serie di garanzie a tutela dei lavoratori». Nel contratto si legge: promozione di un’organizzazione del lavoro che abbia come valore centrale la persona umana. «Ecco, questo passaggio che per noi era fondamentale, è rimasto solo sulla carta, ma nei fatti del tutto inapplicato, perché l’organizzazione dei turni è improntato solo su un criterio di produttività». Non basta: all’articolo 4 c’è un altro punto chiave: “Il personale non può essere spostato in diversa sede se non col suo consenso”. «Invece abbiamo assistito a trasferimenti forzati». Quanto al rispetto degli orari di lavoro «noi siamo i primi a chiedere la massima trasparenza e precisione. E infatti il contratto prevedeva l’introduzione di badge che certifica l’ingresso, l’uscita e il rispetto delle 6 ore e 40».

«Il fatto è che l’introduzione degli orari spezzati è il miglior sistema per il datore per raschiare ore in più ai dipendenti – dice Maria Teresa Sassu – perché il lavoratore è costretto a fare sempre mezz’ora in più. Perché deve entrare almeno dieci minuti prima per rendere operativa la propria postazione, sia perché non può mollare di punto in bianco una cassa se ci sono clienti in fila. Per chi fa il continuato invece, nell’arco di 6 ore è molto più semplice organizzare l’inizio e la conclusione della propria giornata in maniera puntuale».

«Non ci va di passare per lavativi – dice Sonia Fois, dipendente e rsu – perché l’immagine che il signor Rinaldo Carta dà di noi è esattamente questa. E invece ognuno di noi vorrebbe solo poter lavorare con serenità e col sorriso, sapendo che i propri diritti sanciti nel contratto vengano rispettati. E non in una clima teso e cupo, dove quasi tutti sono scontenti».

«Vorremmo ad esempio sapere che fine ha fatto quella quattordicesima che avremmo dovuto recuperare mese dopo mese, e che invece non ci è stata ancora erogata. Perché al momento la nostra condizione economica, rispetto ai precedenti contratti di prossimità, è peggiorata eccome. E in busta paga, tra tutte le voci, chi si ritrova un livello in meno sta rinunciando ad oltre 130 euro al
mese. Ma era un sacrificio messo in conto, a patto di migliorare la routine lavorativa». La speranza dei lavoratori è che dall’incontro proposto da Rinaldo Carta e accettato dai sindacati possa scaturire una soluzione organizzativa che medi tra esigenze commerciali e qualità del lavoro.

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