Sassari, lesioni gravi in un palazzo di via Montello: c’è il rischio crollo

Un metro e venti di acqua nelle fondamenta della palazzina allagata, mercoledì scorso il sopralluogo

SASSARI. Da vent’anni è un’enorme palafitta adagiata su un fiume sotterraneo. Ma ora la situazione del palazzo al numero 21 di via Montello è diventata davvero critica. A certificarlo nero su bianco è stato il consulente tecnico del Comune, l’ingegner Fabio Cambula. Dopodiché il giudice del tribunale Gaetano Savona ha preso carta e penna e scritto al sindaco di Sassari e ai vigili del fuoco. La sostanza è questa: quel fabbricato, viste le lesioni alle fondamenta, potrebbe anche crollare da un momento all’altro. A promuovere la causa contro Palazzo Ducale e ad Abbanoa è stato l’avvocato Marco Sassu, che tra l’altro è uno dei proprietari dell’immobile. Dice: «Ci sono stati già due pronunciamenti, in primo grado e in appello, in cui il giudice ha intimato ai due enti di provvedere allo svuotamento degli scantinati, allagati da quasi un metro e mezzo di acqua. In questi due anni trascorsi dalla sentenza del magistrato sia il Comune che Abbanoa sono stati del tutto inadempienti. Non è stata installata alcuna pompa, l’acqua ha continuato a scorrere, la sede stradale pian piano sta cedendo e la situazione del nostro immobile è velocemente degenerata. Ci sono seri problemi di tenuta strutturale, perché le lesioni alle fondamenta si sono accentuate. Una evoluzione facilmente prevedibile, tanto che il giudice aveva già detto all’amministrazione di predisporre un piano per l’incolumità pubblica. Ma anche su questo versante ancora nulla è stato fatto».



L’edificio resta interdetto e inagibile, e il decreto di sgombero risale al 2000. Mercoledì scorso, invece, il geologo Andrea De Santis e l’avvocato Sassu hanno svolto l’ultimo sopralluogo, che ha evidenziato (come scrive il giudice) delle importanti novità. Il livello idrico è a circa sei metri sotto il piano di calpestio, e occupa un’altezza di 1 metro e 20 per tutta la superficie del piano. Solo con l’utilizzo di una potente elettropompa è stato possibile svuotare parzialmente i locali per verificare l’integrità delle fondamenta. Il consulente del tribunale, a questo proposito, scrive questo rilevo: «È presente una grave lesione in una delle pareti dell’interrato di dimensioni non trascurabili che lascia intendere la presenza di un cedimento del piano di fondazione e lo scorrimento verticale di una parte del muro stesso». E ancora: «È visibile un abbassamento di una parte del pavimento, non facilmente misurabile a causa della presenza dell’acqua, ma stimabile in alcune decine di centimetri». Dopodiché il tribunale elenca le azione da intraprendere “in rapida sequenza”: «tentare di eliminare una quantità significativa d’acqua e valutare per quanto possibile l’entità delle criticità strutturali e stabilire se ci siano i presupposti per considerare l’edificio in condizioni di pericolo di crollo».

È molto probabile inoltre che gli stessi problemi interessino anche gli altri immobili costruiti nella zona di via Montello. Si tratta di un’area in pendenza sulla quale confluiscono tutte le acque piovane. A partire da quelle convogliate dalla canaletta del Parco Emanuela Loi che sfociano nello scavo della Questura, alle quale si aggiungono poi le perdite della rete idrica di Abbanoa e un terreno che nel sottosuolo non riesce a drenare e si allaga molto facilmente. Ecco che, in una zona evidentemente a rischio idrogeologico, è plausibile che anche le fondamenta di altri palazzi risultino lesionate dalla costante azione carsica. Nei prossimi giorni dovrebbe essere convocato un vertice tra i tecnici del Comuni e i vigili del fuoco per valutare gli interventi.
 

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