Metano, l’isola “frenata”: lo scontro sulla dorsale

L’assessora Piras: la rete in costruzione porterà il gas nelle case, non alle aziende

SASSARI. È il piano B, in attesa che vengano dissipati i dubbi e superate le incertezze sul piano A, quello che prevede la realizzazione di una grande linea che scorra nella pancia dell’isola e trasporti il gas metano ovunque, in tutti i paesi, in tutte le case, in tutte le aziende. L’assessora regionale all’Industria Maria Grazia Piras non ama chiamarla “dorsale” perché questo nome trasmette l’idea di un’opera impattante: «In realtà di tratta invece di un tubo largo 60 centimetri». La realizzazione della linea, prevista da un accordo Regione-Stato, divide le forze politiche: il centrosinistra la considera prioritaria, il M5s la definisce un’opera inutile e costosa, il Psd’Az alleato con la Lega dice no alla dorsale ma sì al metano, la Lega di Salvini è favorevole perché con i no non si va da nessuna parte. Non ha dubbi sull’importanza del collegamento l’assessora Piras, che insieme al governatore Pigliaru ha portato avanti e sostenuto il progetto con passione. E continua a farlo, con lettere (senza risposta) al governo per sollecitare chiarezza sull’argomento, in vista anche dell’annunciata decarbonizzazione nel 2025: in Sardegna, unica regione d’Italia senza metano, rischiano di fermarsi le poche industrie rimaste. Perché il piano B, quello che prevede l’arrivo del metano in diversi Comuni già entro la fine del 2019, non è sufficiente: il gas infatti riscalderebbe e alimenterebbe le case, ma non le centrali elettriche e le aziende. Il gap energetico, insomma, non sarebbe superato. E i sardi continuerebbero, come da 30 anni a questa parte, a pagare di più rispetto a chi abita oltremare.

Metano, i progetti. La rete di distribuzione del gas metano cammina veloce in barba alle polemiche politiche. Italgas ha già realizzato, in parte ex novo, in parte utilizzando infrastrutture esistenti – è il caso della rete del gas di città a Sassari – 1800 chilometri di collegamenti. All’appello ne mancano circa 1100 e i numeri fanno dire che entro l’anno il metano arriverà nelle case di diversi Comuni, per esempio nel Sassarese. «È una notizia molto positiva – commenta l’assessora Piras – in questi 5 anni ci siamo battuti per ottenere la metanizzazione dell’isola. E la rete di distribuzione con il completamento dei bacini è un tassello importante di questo piano. Che ha come obiettivo finale un altro: la realizzazione della linea nord-sud perché il metano arrivi ovunque in condizioni di sicurezza e a tariffe omogenee. Tornare indietro rispetto a questo obiettivo, che finalmente rende giustizia alla Sardegna, sarebbe senza senso.

La rete di distribuzione. È un inizio, secondo l’assessora Piras. Perché grazie alla rete il metano arriverà nelle case dei sardi. Non in tutte, ma solo in quelle dei Comuni inseriti nei bacini. Non ci sarebbe insomma una distribuzione capillare anche per le questioni legate al trasporto. La rete di distribuzione prevede infatti che il gas metano viaggia su camion e autobotti che correrebbero lungo la statale 131 per rifornire i bacini. E questo sistema rappresenta il primo limite: «C’è una questione sicurezza legata al gas metano trasportato sui camion nelle strade dell’isola – dice l’assessora Piras – e contemporaneamente potrebbero verificarsi disagi per quanto riguarda la continuità dell’approvvigionamento. Non solo: un altro dubbio è legato ai costi, che potrebbero non essere omogenei e parificati rispetto a quelli di altre regioni italiane. E poi, ed è questo il limite maggiore, il metano non alimenterebbe il comparto produttivo, dalle industrie alle aziende dell’agroalimentare e alle strutture alberghiere, proprio perché questo sistema non è in grado di garantire continuità di erogazione».

La linea Nord-Sud. Tutte le criticità, dice la Piras, verrebbero superate attraverso la realizzazione della linea che attraversa l’isola «con un tubo di 60 centimetri che unisce Cagliari a Porto Torres e attraverso le diramazioni, utilizzando la stessa rete di distribuzione in corso di realizzazione, arriva ovunque in maniera continua, senza interruzione, alle case e alle attività produttive. Il metano arriverà con le navi nei depositi costieri, il primo è in corso di realizzazione da parte di HiGas nel porto di Santa Giusta-Oristano, e attraverso i rigassificatori a Cagliari e Porto Torres alimenterà le imprese. Compresa la centrale elettrice Ep di Fiume Santo che in vista del phase out dal carbone rischia di spegnersi in assenza del metano». L’assessora Piras va avanti: «C’è un altro aspetto che mi preme sottolineare: solo con la linea nord-sud il gap energetico di cui parliamo da anni e che è considerato il freno principale allo sviluppo dell’isola, verrebbe superato. La linea, infatti, grazie all’accordo con lo Stato, fa parte della rete nazionale del metano, dunque le tariffe sarebbero uguali a quelle in vigore nelle altri regioni d’Italia. Non un centesimo in più a carico dei sardi che hanno già pagato anche troppo negli ultimi 25-30 anni».

Lo Stato è in debito. «Lo ripetiamo da anni eppure noi sardi siamo bravissimi a dividerci – dice l’assessora Piras – sull’energia la Sardegna è in credito e lo Stato è in debito. Questa giunta ha creduto fortemente al metano e ha deciso
di rinunciare al gasdotto Galsi di collegamento con la penisola, perché sarebbe stata un’opera altamente impattante. La linea Nord-Sud, che impattante non è per niente, è invece essenziale: l’abbiamo ribadito in diverse lettere al Governo ma sono tutte rimaste senza risposta».



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