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Il destino si decide all’Inps: o solidarietà o tutti licenziati

Il fallimento rischia di far saltare gli ammortizzatori sociali Dipendenti in ansia, attesa a giorni la scelta degli uffici

SASSARI. Nel bel mezzo dell’ultima assemblea sindacale, a un certo punto si è presentato un ospite del tutto inatteso: un gatto nero. Ha passeggiato con grande noncuranza tra lavoratori e sindacalisti, e dopo una rapida passerella è svanito nel nulla. Un tempismo, nell’entrare in scena, piuttosto inquietante I dipendenti del Policlinico si sono guardati negli occhi, con quell’espressione in bilico tra lo stupore e il sarcasmo. Qualcuno ha fatto mezza risatina, la maggior parte si sono esibiti in un ampio campionario di scongiuri. Si parlava di fallimento, di cambiamenti di prospettive, di possibilità di rilancio, di ammortizzatori sociali.

A distanza di settimane lo stato d’animo è rimasto identico. Non c’è alcuna certezza, tutti vivono in un limbo pesante e la preoccupazione aumenta di giorno in giorno.

Neanche i rappresentanti sindacali sono in grado di rischiarare l’orizzonte. Se fino a un paio di settimane fa il paracadute per i 140 dipendenti era pressoché garantito, dopo la dichiarazione di fallimento della casa di cura gli scenari sono radicalmente cambiati. E l’ipotesi degli assegni di solidarietà sottoscritti con Confindustria e accordati dall’Inps, adesso è alquanto traballante. Dice Antonio Monni della Cisl: «Dal concordato preventivo all’attuale fallimento, il quadro purtroppo è cambiato. La palla in questo momento è nelle mani dell’Inps. Saranno gli uffici a decidere se esiste un appiglio normativo che consenta ugualmente di poter mettere in campo gli assegni di solidarietà. Noi siamo in attesa di una risposta, che dovrebbe arrivare a giorni».

Si parla di circa 900 euro da erogare a 140 dipendenti, nell’attesa che venga predisposta l’asta pubblica per l’aggiudicazione del Policlinico. Per l’Inps si tratta di una somma notevole, e questa pratica complessa dalla sede di Sassari è rimbalzata alla direzione regionale di Cagliari. Gli assegni di solidarietà restavano l’unico sostegno praticabile per i dipendenti, dal momento che la cassa integrazione non è coperta dai versamenti. Ciò che i sindacati temono è che il fallimento possa far saltare in aria ogni accordo già siglato e l’ipotesi di ammortizzatore sociale. «Sarebbe un disastro – dicono – perché si andrebbe incontro a un licenziamento collettivo. E un conto è mettere in gara una casa di cura funzionante e con tutti i lavoratori ancora in pianta organica. Altra questione è mandare tutti a casa e poi cercare di ricomporre i cocci in una fase successiva, cioè nella predisposizione del bando e nell’aggiudicazione. Poi il futuro dei lavoratori diventa molto più in salita, perché chi compra non è mica detto che riassuma tutti e prenda gli stessi lavoratori». I dipendenti hanno percepito tutte le mensilità, tranne quella di gennaio, per la quale sarebbero già dovuti entrare in campo gli assegni di solidarietà. Venerdì scorso invece i sindacati hanno incontrato il curatore fallimentare che ha di fatto preso il timone della struttura e cercherà di conservarne il valore di mercato durante il suo interregno gestionale che porterà alla vendita all’asta della casa di cura. Infatti l’accreditamento per le attività diagnostiche e ambulatoriali è rimasto inalterato, e il Policlinico continua ad erogare le sue prestazioni in convenzione utilizzando una ventina di dipendenti a rotazione. Questa sorta di continuità di azione garantita dal curatore fallimentare potrebbe rappresentare l’appiglio normativo per salvare gli assegni di solidarietà. L’iter per
la vendita, hanno assicurato i giudici del tribunale, dovrebbe essere il più veloce possibile: si parla di un paio di mesi per espletare la gara. Nel frattempo tutta l’attenzione è concentrata sulla direzione regionale dell’Inps: in ballo ci sono sei mesi di stipendi per 140 lavoratori.

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