Sassari, caso Alzheimer: «Dore disse che mio marito mi avrebbe lasciato»

Una teste: sosteneva che si sarebbe elevato così tanto da non voler stare più con me

SASSARI. «L’uomo, secondo dottor Dore, doveva sempre essere un passo avanti rispetto alla donna. Un giorno mi disse che mio marito si sarebbe elevato così tanto che non sarebbe stato più con me». È la moglie di un paziente del neurologo a parlare davanti al collegio presieduto dal giudice Mauro Pusceddu (a latere Sergio De Luca e Giulia Tronci) nel processo che coinvolge, oltre al medico di Ittiri, altri suoi colleghi ma anche politici, dirigenti Asl dell’epoca e familiari di pazienti, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, abuso d’ufficio, maltrattamenti, lesioni, sequestro di persona e omicidio colposo. Al centro dell’inchiesta che nel 2013 portò agli arresti di alcuni imputati, c’è la Psiconeuroanalisi, una cura che Dore definiva miracolosa per l’Alzheimer e che invece secondo il procuratore Gianni Caria prevedeva maltrattamenti sui pazienti in nome di una “rinascita”. Una terapia contraria alla somministrazione di medicinali e favorevole invece a un modello di cura che si basava su esercizi linguistici e vitamine. E in alcuni casi – come più testi hanno raccontato in aula durante il processo – suggeriva anche che i familiari mostrassero distacco e rigidità nei confronti dei propri cari malati. «Abbiamo percorso quella strada con fiducia – ha spiegato ieri in aula la testimone – e a distanza di qualche mese da mio marito, che si era affidato a Dore per via di un dolore alla spalla destra che gli bloccava l’estensione del braccio, andai anche io da lui». Dalla teste la conferma di una terapia consistita anche nella ripetizione di esercizi linguistici: «Ricordo che dovevamo studiare alcune parole in latino. Secondo Dore mio marito era migliorato, ma non era così, io che avevo modo di stare con lui giorno e notte vedevo che la situazione era sempre la stessa e il braccio continuava a essere bloccato». Alla domanda dell’avvocato Tempesta (che assiste Dore e altri dieci imputati) sulla circostanza dei maltrattamenti la testimone ha detto di non esser mai stata picchiata dal neurologo: «E nemmeno mio marito». Stessa conferma da un altro testimone che aveva partecipato alle
riunioni con Dore e altri suoi colleghi o semplici appassionati delle sue teorie: «Lo conobbi quando tornò in libertà dopo i domiciliari. Mi trovavo bene con loro, non ho mai visto scene di violenza e non ho nemmeno mai sentito urla provenire dalla stanza in cui visitava i pazienti».

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community