Il Policlinico sassarese è un caso nazionale

Dall’Inps di Cagliari la pratica passa ai dirigenti di Roma: a breve la decisione sugli assegni di solidarietà

SASSARI. La matassa del Policlinico, a quanto pare, è tutt’altro che semplice da sbrogliare. Ci hanno provato i dirigenti dell’Inps di Sassari, poi è passata nelle mani dei colleghi cagliaritani, e adesso l’ultima decisione spetterà ai funzionali nazionali degli uffici romani.

Il nodo irrisolto è ancora questo: i contratti di solidarietà possono essere applicati anche dopo la dichiarazione di fallimento di un’azienda privata? Non c’è grossa letteratura a riguardo e quello di Sassari potrebbe essere un caso pilota. Tutto infatti è accaduto in rapida sequenza e gli scenari nell’arco di due settimane sono cambiati radicalmente. Nella prima fase, durante il regime di concordato preventivo, i sindacati, Confindustria e l’Inps erano riusciti a mettere in campo l’unico ammortizzatore che calzava al caso Policlinico: gli assegni di solidarietà. Ovvero un contributo salariale di 900 euro per coprire gli stipendi di 140 dipendenti di fatto tagliati fuori dalle poche attività che la casa di cura può erogare in regime di accreditamento dimezzato. Ma questa misura di sostegno avrebbe consentito ai sindacati di mettere in sicurezza i lavoratori, senza gravare ulteriormente sui conti in rosso dell’azienda, in questa parentesi che avrebbe portato all’affitto e alla vendita del Policlinico. Quindi l’accordo era di fatto siglato e i soldi ai lavoratori pronti ad essere erogati. Ma i giudici fallimentari poco dopo hanno dichiarato insoddisfacente il piano economico alla base del concordato. A fronte di un debito complessivo di 39 milioni, (dei quali circa 10 milioni sono i tfr e le spettanze varie dei dipendenti) la proprietà si impegnava a risarcire i creditori dell’1 per cento di 28 milioni. Una somma che i magistrati hanno ritenuto improponibile. Soprattutto per questo motivo hanno deciso per chiudere l’ipotesi di concordato preventivo e di dichiarare il fallimento.

Un’inversione di rotta che ha colto tutti di sorpresa, e in prima battuta i lavoratori e i sindacati. I quali si sono mossi per raccogliere rapidamente informazioni sul destino degli ammortizzatori sociali. E da subito si è capito che il quadro procedurale e tecnico sarebbe stato molto complesso. E infatti dal 22 di gennaio a oggi ancora il rebus non è stato risolto. Anche perché a rendere più scivoloso il terreno ci sono le somme ingenti sul piatto dell’Inps e il numero di lavoratori in ballo. Quindi, trattandosi di cifre sopra i 400mila euro, i dirigenti dell’Inps di Sassari hanno preferito coinvolgere nella decisione i loro referenti regionali. Ma anche negli uffici cagliaritani i responsabili sono andati molto cauti nell’affrontare una pista fino a quel momento mai battuta. Perciò hanno preferito interpellare i dirigenti nazionali. E in queste ore la patata bollente del Policlinico sta tenendo banco a Roma, dove la decisione finale è attesa entro il fine settimana. Una risposta favorevole
sugli assegni di solidarietà sarebbe preziosissima, perché scongiurerebbe l’ipotesi peggiore: il licenziamento collettivo dei dipendenti. Alla quale seguirebbe la messa all’asta del Policlinico come una scatola vuota, che ogni compratore potrà riempire a suo piacimento. (lu.so.)

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