Nell’antico convento una casa protetta e alloggi universitari

Ecco i primi dettagli del nuovo progetto di riqualificazione  L’ingresso darà sulla piazza, spazi a biblioteca e sala convegni

SASSARI. Chissà se il beato Francesco Zirano avrebbe mai immaginato che un giorno la sua stanza sarebbe diventata parte di un museo. Sì, perché a breve il complesso di Santa Maria di Betlem sarà sottoposto a un profondo restyling e se nella parte cinquecentesca, dove c’è la cella del martire, sarà realizzato uno spazio espositivo, il convento, dove ora alloggia la fraternità, nell’ala di via Artiglieria, diventerà una residenza universitaria e una casa di accoglienza destinata a minori in difficoltà.

Le stanze dei frati saranno spostate, come in antico, attorno al chiostro, a ridosso del «conventino», il nucleo originario del primissimo insediamento francescano che risale al XII secolo. L’ingresso del «nuovo» convento darà sulla piazza principale, proprio di fianco al portale della chiesa che fa da tappa finale alla Faradda del 14 agosto. Ma ci sarà spazio anche per una sala convegni e, naturalmente, un posto speciale sarà riservato alla biblioteca del centro studi, fondato a suo tempo dal compianto padre Marco Ardu.

Le notizie sono ancora scarse e frammentarie e al momento non è dato sapere di più perché il progetto di riqualificazione del complesso, che presto sarà consegnato al Comune e alla Soprintendenza, sarà presentato in dettaglio durante un convengo a cui parteciperanno, fra gli altri, i tecnici della Geoserving, società cassinese, specializzata nell’analisi e nella diagnostica dei materiali da costruzione, incaricata dalla Provincia francescana di realizzare lo studio di fattibilità e la redazione del progetto che darà nuovo lustro al complesso di Santa Maria.

Va da sé che la priorità assoluta sarà data alla messa in sicurezza dell’edificio sacro che da tempo ha rivelato tutti gli «acciacchi» di un’età più che veneranda. Prima, però, sarà necessario avviare una serie di operazioni preliminari come, ad esempio, lo smontaggio del mastodontico organo sopra la cantoria. Non da ultimo dovrà essere affrontato il problema dell’acqua: pare, infatti, che nel sottosuolo di Santa Maria ci sia una falda acquifera soggetta a riempimento in concomitanza con l’arrivo delle piogge. Recenti rilevazioni su alcuni fori di carotaggio, praticati verso la fine di novembre, avrebbero rivelato la presenza di acqua assente al momento della trivellazione. Resta da capire se e quanto l’acqua nel sottosuolo possa intralciare i programmi dei lavori. Potrebbe essere necessario, per esempio, deviarne il corso, ma queste sono valutazioni di carattere tecnico affidate agli specialisti che, ormai da mesi, studiano le condizioni dello storico complesso.

Sul piano della sostenibilità, l’idea di fondo che qualifica il progetto, è soprattutto quella di ordine economico. All’antico complesso architettonico, infatti, una volta restaurato, dovrebbe essere garantita una certa autonomia resa possibile solo dalla presenza di infrastrutture in grado di generare quelle economie capaci di creare utili da reinvestire per sostenete le spese. Da qui l’idea di utilizzare gli ampi spazi del convento attualmente sovradimensionato per una comunità di sette confratelli che troveranno sistemazione ugualmente dignitosa attorno al chiostro.

Un progetto, tra l’altro, in sintonia con la collocazione originaria che vedeva lo spazio aperto, caratterizzato dalla cinquecentesca fontana del «Brigliadore», fungere da elemento centrale e le stanze dei frati affacciate sul chiostro. Nessun accenno, al momento, al cimitero sotterraneo la cui presenza era stata accertata dalle rilevazioni fatte alla fine dell’anno scorso con il georadar, che aveva rilevato la presenza di ambienti dalla struttura
riconducibile a quella della cripta.

Riguardo alla tempistica, salvo complicazioni, dovrebbe essere quella già annunciata a suo tempo: affidamento dei lavori e apertura del cantiere entro la primavera per dare avvio a un’operazione assai delicata che richiederà diversi mesi.

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