Rivolta del latte, i sette candidati in campo: «Basta con le elemosine»

Gli aspiranti governatore d’accordo sull’urgenza di dare risposte al comparto. Attacchi incrociati alla Regione e al Governo: «Si è perso tempo prezioso»

SASSARI. La rivolta dei pastori è esplosa nel pieno di una campagna elettorale fiacca e ha occupato in un istante la ribalta. Riuscendo anche a compiere un mezzo miracolo: il pensiero unico di tutti gli aspiranti governatore, concordi sulla necessità di intervenire presto e bene per cancellare l’elemosina dei 60 centesimi al litro e salvare il comparto pastorale da morte certa. D’accordo sulla priorità, ci sono però differenze enormi su come raggiungere l’obiettivo. Con attacchi feroci e scambi di accuse tra i diversi schieramenti, per quanto è stato fatto e non fatto sino a oggi per tutelare le 12mila aziende isolane.

C’è anche chi, come Andrea Murgia, candidato di Autodeterminatzione, ha sospeso la campagna elettorale per un giorno, in segno di rispetto verso i pastori e i loro diritti. Martedì 12 febbraio Murgia era atteso a Tula e Pattada: proprio in questo ultimo centro 250 tessere elettorali sono state consegnate al sindaco. «Ho chiesto ai candidati di Autodeterminatzione di interrompere per un giorno la campagna elettorale, di annullare le manifestazioni – ha spiegato Murgia – Ho chiesto loro per quanto possibile di stare vicini ai nostri pastori, in forma riservata e senza pubblicizzare. I nostri pastori meritano rispetto. Siamo sempre stati dalla loro parte e non ce ne siamo mai pentiti». E poi aggiunge: «La politica in questi anni non si è mai occupata del problema, non ha voluto risolvere la contraddizione di una regione che dice di spendere in agricoltura ma finanzia solamente burocrazia. Ora leggo le soluzioni spicciole dei tanti candidati. Gente convinta che basti mettere qualche milione per risolvere e calmare. Gente che non conosceva la pastorizia fino a una settimana fa e ora legge le soluzioni di qualche esperto d’area».

E a proposito delle soluzioni annunciate a tempo di record dal ministro degli Interni Salvini e dal collega dell’Agricoltura Centinaio, dal suo blog Sardegna e Libertà tuona Paolo Maninchedda, candidato presidente del Partito dei sardi: «Salvini cerca un capro espiatorio sardo, dà la colpa a qualcuno dei sardi, e in particolare al Consorzio del Pecorino Romano, a suo dire inadempiente. Facciamo una piccola sfida di trasparenza. Il Ministero dell’Agricoltura consenta alla Repressione frodi, che sta sotto il Ministro, di pubblicare i dati del rilevamento fatto dal Consorzio sulle produzioni realizzate oltre le quote assegnate. Perché questi dati sono segretati?».

Ecco la proposta: «Il Governo italiano stanzi nel bando di marzo per gli indigenti 20 milioni per il Pecorino Romano, così da liberare i magazzini delle cooperative e degli industriali dalle eccedenze e consentire il rifinanziamento da parte delle banche della campagna attuale; poi proroghi il Piano dell’offerta che scade il 9 marzo e dia corso alle sanzioni irrogate per chi ha violato il Piano dell’offerta». Attacca duramente il governo anche Mauro Pili, candidato governatore di Sardi liberi: «Basta prese in giro, il governo deve adottare con somma urgenza un decreto per definire immediatamente un quantitativo di eccedenze di prodotto lattiero caseari e la conseguente e contestuale definizione del prezzo del latte oltre la soglia di un euro a litro più iva. Il meccanismo deve essere attuato sottraendo risorse a comparti che non li hanno utilizzati e stanziamenti che devono essere dirottati per questa emergenza. Il provvedimento preveda anche l’istituzione di una vera e propria autority antispeculazione».

La necessità di stabilità per il comparto è sottolineata da Massimo Zedda, candidato governatore dei Progressisti di Sardegna: «Serve un patto di filiera, con la Regione e lo Stato garanti, perché maggiori benefici arrivino a chi produce». Ecco alcune delle iniziative da prendere: «Puntualità nei pagamenti degli incentivi che saranno necessari per la diversificazione dei prodotti e la destagionalizzazione della produzione del latte, l'attivazione di misure che rendano possibile l'accesso al credito per i soggetti indebitati per aiutarli a ripartire. E poi serve anche che i pastori siano aiutati a fare sistema, per non essere vittime in solitudine di un quadro come quello attuale che strozza le loro vite, quelle delle loro famiglie e intere comunità. Altrimenti, come succede da 40 anni, saremo punto e a capo».

Una situazione gravissima dettata da anni e anni di immobilismo, dice Vindice Lecis, candidato governatore di Sinistra sarda: «Ora serve una soluzione stabile e duratura, non un accordicchio pre elettorale che rinvia tutto. È necessario avviare una contrattazione collettiva e la Regione deve fungere un ruolo di supervisione e garanzia sulla concertazione tra industriali, cooperative ed enti di controllo oltre che le organizzazioni professionali. Solo così sarà possibile ridurre le produzioni e diversificarle uscendo dalla monocultura produttiva del pecorino romano dop finalizzato in modo preponderante al mercato americano. E dovranno essere ritirati dal mercato subito almeno ventimila quintali di prodotto da consegnare alle persone meno abbienti».

Punta il dito contro la Regione anche Christian Solinas, leader della coalizione di centrodestra: «Una giunta regionale completamente assente e inadeguata non ha saputo affrontare il problema del prezzo del latte. L’attivazione di un tavolo di filiera che coinvolga direttamente i pastori nella definizione delle strategie e degli interventi urgenti per fronteggiare la situazione, unitamente agli annunciati controlli sul funzionamento dei consorzi e degli organismi di tutela rappresenta un primo significativo passo in attesa di una nuova guida della Sardegna, alla quale spetterà l’onere di definire una soluzione di sistema e duratura. Non solo per il prezzo del latte ma per tutte le esigenze del comparto agro-pastorale sardo».

Un approccio nuovo all’enorme problema sollecita Francesco Desogus, candidato governatore del Movimento 5 stelle: «Poco più di un anno fa il segretario del Pd Matteo Renzi incontrava a Thiesi gli industriali del latte, il presidente del Consiglio Conte ha invece incontrato i pastori. Nella filiera del latte tutti sono importanti, ma è chiaro che il Movimento 5 Stelle sta dalla parte dei più deboli, mentre

il centrosinistra in questi anni ha scelto di voler stare dalla parte dei più forti». E poi: «Sino a pochi giorni fa la giunta regionale assicurava che erano stati fatti passi avanti importanti nella vertenza latte, poi sappiamo tutti che cosa è successo». (si. sa.)
 

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