Niente medici, visite oncologiche ferme

Ozieri, il reparto di Radiologia non riesce a programmare gli accertamenti diagnostici in tempi brevi. Gravi disagi

OZIERI. Sono mamme giovani, combattive, con occhi fieri e lucidi e determinate a vincere una guerra difficile e subdola. Un fardello pesante le accomuna tutte e le ha fatte diventare da un giorno all’altro “pazienti oncologici”, persone troppo spesso trasformate in aridi numeri e lettere da un sistema sanitario che nelle strutture periferiche come quella di Ozieri sta perdendo pezzi e terreno settimana dopo settimana. Il collasso della Radiologia diagnostica preannunciato da tempo è purtroppo arrivato e con due medici superstiti che cercano di tenere in piedi un servizio che ne richiederebbe almeno cinque volte di più non si riesce a garantire il funzionamento tanto che tutte le visite programmate sono state annullate. «Sono stata avvisata mercoledì scorso che la mia visita in programma per il prossimo martedì era stata cancellata – ha detto una delle pazienti – e mi aspettavo almeno che mi venisse comunicato un appuntamento in un altro ospedale. Invece niente. Ci sentiamo abbandonati e sviliti poiché oltre a combattere la nostra malattia viviamo con l’ansia di dover rincorrere il tempo per poter effettuare quegli esami che determinano il nostro destino».

Si scatena così una corsa a cercare un appuntamento in altre strutture che però, se tutto va bene, si avrà tra tre mesi o più con aggravio di spese per la trasferta, la sistemazione dei bambini qua e là e l’incognita dell’appuntamento successivo che secondo la patologia e la gravità potrebbe dover essere ripetuto in tempi brevi. «Si assumano nuovi medici se quelli che ci sono non bastano – dice un’altra giovane mamma – o se ne chiamino a tempo per sostituire quelli che attualmente sono indisponibili, cosa che la direzione sanitaria avrebbe dovuto fare già da mesi per evitare di arrivare alla situazione attuale».

Tra le pieghe della legge regionale di riforma sanitaria in effetti c’era anche il potenziamento dei servizi e dei reparti del Segni ma tutto è rimasto su carta e quando qualcuno ha provato a mettere una pezza al disastro pare si sia scontrato con una realtà che si stenta a credere. «È sconfortante ammetterlo ma non troviamo medici disponibili a venire a lavorare nella nostra struttura e tantomeno riusciamo a trovarne per sostituire temporaneamente quelli indisponibili al momento – ha detto il direttore del presidio Antonio Cossu –. C’è carenza di figure professionali formate poiché nella radiologia si deve essere in grado ad esempio di fare una risonanza o una tac e i pochi medici disponibili oggi possono permettersi di scegliere e le prime destinazioni privilegiate sono Cagliari e Sassari. Stiamo comunque cercando di risolvere in fretta il problema anche perché in questa drammatica situazione è difficile persino garantire la reperibilità notturna ma se dovessimo riuscirci riconfermeremo le date annullate o ne programmeremo altre».

La risposta del direttore offre poco conforto e per le mamme è arrivata l’ora
del pranzo, del ritiro dei bambini da scuola e la solita routine giornaliera che si sovrappone al martellante pensiero di una guerra da combattere ogni giorno contro un nemico oscuro e maledetto a cui si aggiunge una sanità zoppa e orba troppo lontana dai bisogni e dalle sofferenze.

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