Sassari, il fotovoltaico sbarca in centro storico

Proteste per un tetto coperto di pannelli solari, ma la polizia locale scopre che un decreto del 2017 lo consente

SASSARI. Un tetto ricoperto di pannelli fotovoltaici al centro storico è una roba da circoletto rosso. Uno solo, che campeggia dall’alto di via Isabelline, angolo via Santa Elisabetta. Ci troviamo nel centro matrice, dove anche spostare una sola tegola fa rizzare le antenne alla Soprintendenza o agli uffici della Tutela del paesaggio.

Insomma vedere tanta tecnologia fissata con i bulloni sullo zoccolo urbanistico di Sassari, è alquanto singolare. Eppure la foto scattata dal drone ad alta definizione, una volta ingrandita, non lascia dubbi: sul lastrico solare e sul tetto della palazzina è stato piazzato un impianto fotovoltaico. E qui la questione si fa interessante: come può essere consentita una installazione così impattante in un’area così densa di vincoli edilizi? Dove sono autorizzati solo interventi conservativi, come rifare la facciata, rigorosamente dello stesso colore. Ma c’è l’altra faccia della medaglia: perché un privato dovrebbe spendere diverse migliaia di euro per un’opera illecita, per nulla mimetizzata, fatta alla luce del sole, che risplende agli occhi, e che potrebbe costare una penale molto salata?

I vigili urbani di Sassari hanno voluto vederci chiaro e hanno approfondito l’iter tecnico e autorizzativo con una serie di verifiche per poi trarre le conclusioni. E ciò che salta fuori è il decreto numero 31 del Presidente della Repubblica del febbraio 2017, che individua gli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata. E nell’allegato A, che si concentra sulle opere in aree vincolate come i centri storici, al punto 6 si legge: installazione di pannelli solari termici o fotovoltaici a servizio di singoli edifici, se posti su coperture piane e in modo da non essere visibili dagli spazi pubblici esterni, o se integrati nella configurazione delle coperture, o (e questa è la fattispecie dell’immobile di via Isabelline) posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e orientamento della falda degli edifici.

Tradotto: il fotovoltaico è consentito, perché il decreto di fatto bypassa tutti i paletti finora imposti dai vari uffici e dalla tutela del paesaggio. Inoltre il regolamento edilizio del Puc non contiene ulteriori prescrizioni, e se non ci fossero particolari divieti all’interno dei piani particolareggiati, allora si spalancano nuovi scenari autorizzativi che molti cittadini ignorano. Il fatto che al centro storico ci sia un sola copertura votata alle energie rinnovabili, la dice lunga sulla scarsa conoscenza delle normative.

In pratica, tutti coloro che avevano storto il naso e cominciato a fare arrivare segnali lasciando intendere che quella “macchia” fotovoltaica in pieno centro era fuori luogo, avevano

una carenza di fondo: non erano a conoscenza delle disposizioni più recenti e quindi si erano lasciati andare a valutazioni che alla prova dei fatti si sono rivelate inaccettabili. E chi ha agito in quel modo l’ha fatto nel pieno rispetto delle norme.

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