Caso Erittu, la difesa: «Troppe contraddizioni»

Detenuto morto in cella, prime arringhe in appello: nessun complotto, il pentito Bigella è inattendibile

SASSARI. «C’è un solo medico legale che ha visto il cadavere di Marco Erittu ed è Salvatore Lorenzoni. Ma il perito La Fisca, incaricato dalla corte, ha negato l’esistenza di dati medico legali certi e per questo la sua ricostruzione non può essere accettabile». L’avvocato Luca Sciaccaluga è il primo difensore ad aprire la fase delle arringhe nel lungo processo per la morte del detenuto Marco Erittu (avvenuta nel carcere di San Sebastiano il 18 novembre del 2007) che si sta celebrando davanti alla corte d’assise d’appello di Sassari presieduta da Plinia Azzena (a latere Marina Capitta).

Sciaccaluga, in particolare, assiste l’imputato Nicolino Pinna, ossia la persona che il pentito e reo confesso Giuseppe Bigella ha indicato come colui che lo aiutò a uccidere Erittu – tenendo fermo il suo corpo mentre Bigella lo soffocava con un sacchetto di plastica – e poi a organizzare in cella la simulazione del suicidio. «Sul corpo della vittima – ha puntualizzato il legale – non è emerso alcun segno riconducibile a manovre di afferramento o contenimento». E si torna quindi a smontare la credibilità del pentito Bigella che, quattro anni dopo la morte di Erittu (il caso nel 2007 era stato archiviato come un suicidio) aveva raccontato agli inquirenti di aver commesso l’omicidio su ordine di Pino Vandi. E di averlo fatto con la collaborazione di un altro detenuto, Nicolino Pinna, e grazie alla complicità dell’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna. La confessione di Bigella mandò a processo con l’accusa di omicidio tre persone e altre due per favoreggiamento: gli agenti di polizia penitenziaria Giuseppe Sotgiu e Gianfranco Faedda. Tutti furono assolti in primo grado. «Bigella – ha spiegato Sciaccaluga – sentito nel primo e nel secondo grado di giudizio, ha fornito versioni contrastanti. Il suo racconto si è modificato nel giro di qualche anno».

«Nessun complotto con Sanna, nessuna alterazione consapevole dei luoghi – le parole dell’avvocato Gabriele Satta che difende l’agente Sotgiu – Tutte le sommarie informazioni rese all’epoca da Sotgiu ai carabinieri sono inutilizzabili perché non era indagato e quindi non ha beneficiato delle garanzie di legge. In ogni caso le false dichiarazioni (sulla presenza degli addetti alla vigilanza nel braccio piuttosto che nella rotonda) erano finalizzate a nascondere un’infrazione disciplinare che avrebbe potuto determinare la perdita del posto di lavoro». Ieri ha parlato anche l’avvocato Giulio Fais (difensore di Faedda) che si è concentrato su un aspetto a suo dire determinante per l’andamento del processo: «È stata stravolta
una frase in dialetto logudorese su come fu ritrovato il corpo di Erittu, intercettata durante una conversazione di Sanna, e su questa errata interpretazione è stata costruita l’ossatura del processo». Il 15 marzo toccherà agli avvocati Marras per Sanna e Rovelli e Rubiu per Vandi.

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