Rivolta del latte, indagini delle Procure sulle violenze: al setaccio i filmati

I magistrati hanno iniziato l’esame dei video degli assalt. Vertice a Oristano tra prefetto, questore e produttori

ORISTANO. La sensazione, o forse è anche più di una sensazione, è che le denunce potranno essere decine. Le forze dell’ordine coordinate dalle procure di tutta la Sardegna, ciascuna per il proprio territorio di competenza, proseguono con l’esame di tantissima documentazione raccolta. In questi ultimi giorni in cui, a parte qualche sporadico episodio, la calma ha riconquistato terreno rispetto alla rabbia è iniziato l’esame dei tantissimi filmati che polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno acquisito durante le ore roventi della rivolta dei pastori. Sul tavolo ci sono ipotesi di reato sulle quali stanno lavorando tanti uomini in divisa che, oltre ai filmati direttamente girati da loro, stanno esaminando diversi video fatti dai pastori stessi nei momenti più accesi della protesta. Paradossalmente proprio quelle che dovevano essere le testimonianze della riuscita della rivolta, una sorta di dimostrazione di forza che doveva servire al movimento anche per ottenere compattezza al suo interno, rischiano di diventare prove che chiameranno in causa proprio coloro che con fierezza hanno divulgato le loro azioni sui più disparati mezzi di comunicazione. Accanto a quelli circolati sui telefonini di mezza Sardegna, tantissimi filmati sono tuttora facilmente consultabili nei vari gruppi e in tutte quelle pagine che si richiamano alla protesta dei pastori presenti sui social network. Ovviamente gli inquirenti hanno anche la propria corposa documentazione che potrebbe ben presto tramutarsi in qualcosa di più concreto rispetto a un’ipotesi di lavoro su vari reati come il blocco stradale non autorizzato, la violenza privata, il danneggiamento, le minacce e persino la rapina impropria e il sequestro di persona non a scopo di estorsione.

Quegli sversamenti di latte dalle cisterne che lo trasportavano lungo le presidiatissime strade dell’isola potrebbero quindi non passare impuniti. A tal proposito, anche in questi giorni di tregua armata e di calma apparente, il trasporto del latte verso i caseifici – grandi o piccoli; che producano romano o fiore sardo poco cambia – resta un’utopia. Nessun trasportatore si azzarda a mettersi in strada per evitare il rischio di incappare in qualche posto di blocco dei pastori ed essere costretto a gettare sull’asfalto il contenuto delle cisterne. Gli stessi pastori che vorrebbero in qualche modo rompere il blocco perché hanno davanti a sé lo spauracchio della crisi della propria azienda evitano di esporsi, ma è chiaro che l’embargo è destinato a non durare a lungo. Non è un

caso se questa mattina (martedì 19, ndr) in prefettura a Oristano, in una riunione a cui parteciperà anche il questore Ferdinando Rossi, sono convocati i responsabili dei maggiori caseifici della provincia: la Cao in testa, Sepi, Murgia, Cuozzo e altri di dimensioni inferiori.
 

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