Investì l’amico, il pm chiude le indagini

Nughedu, chiesto il processo per l’operaio forestale Francesco Puddinu

NUGHEDU SAN NICOLÒ. Inchiesta chiusa e udienza preliminare fissata a fine marzo. In quella data davanti al gup dovrà presentarsi Francesco Puddinu, l’operaio dell’ente foreste di Nughedu San Nicolò, di 48 anni, arrestato dai carabinieri ad aprile dell’anno scorso con l’accusa di aver prima travolto con l’auto e poi gettato da un dirupo il suo compaesano e conoscente Giovanni Antonio Pedranghelu, di 36 anni che, appena risvegliatosi dal coma con 24 fratture sul corpo, aveva accusato Puddinu: «Mi è passato sopra con le ruote del fuoristrada e poi mi ha buttato giù da un muretto. Voleva uccidermi».

Pedranghelu era rimasto ricoverato nell’istituto di riabilitazione Santa Maria Bambina di Oristano per 4 mesi, un percorso molto difficile che gli aveva consentito di tornare a camminare e di ricominciare a progettare la sua vita. La storia di Nughedu era rimbalzata anche sui media nazionali proprio per la singolarità della dinamica. Il 36enne, poche ore dopo essersi risvegliato dal coma, aveva infatti raccontato ai carabinieri di esser stato schiacciato da un’auto e poi gettato in una scarpata. Non aveva da subito indicato il nome di Puddinu ma poi i ricordi si erano fatti più nitidi e aveva ricostruito gli ultimi momenti di quella serata. Era uscito dal bar del paese con Puddinu, era salito nella sua auto e insieme erano andati nella campagna dell’operaio per prendere del vino. Giovanni Antonio era sceso dalla macchina per aprire il cancello ed era stato travolto. Questa era stata la sua ricostruzione. Fin dall’inizio gli inquirenti hanno ipotizzato che si fosse trattato di un investimento involontario e che Puddinu, anziché aiutare l’amico, credendolo morto lo avesse lasciato lì.

Pedranghelu (che in seguito si è affidato alla tutela dell’avvocato Antonio Secci) era stato trovato quasi in fin di vita qualche ora dopo da un compaesano che aveva chiamato i soccorsi. Era stato trasportato in ospedale con 24 fratture e un polmone perforato. Il 48enne era stato arrestato per
lesioni stradali colpose aggravate dalla guida in stato di ebbrezza, omissione di soccorso e lesioni causate dallo spostamento del corpo.

Francesco Puddinu, difeso dall’avvocato Angelo Merlini, era stato scarcerato dopo 5 mesi e il giudice non gli aveva applicato alcuna misura.

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