Verbale falso, la Cassazione «Il processo è da rifare»

A un impresario arrivò una multa per sosta vietata ma la sua auto era in officina Un vigile urbano di Tissi era stato condannato in primo grado e assolto in appello 

TISSI. Condannato in primo grado, assolto in appello e ora un nuovo ribaltamento della sentenza. La Cassazione ha infatti annullato il verdetto di secondo grado e rinviato per un nuovo giudizio alla corte d’appello di Cagliari.

La vicenda, che risale al 2010, ha come protagonisti il vigile urbano di Tissi Giovanni Sanna, imputato, e l’imprenditore edile Gionni Deledda, parte offesa. Il 17 febbraio di nove anni fa la Bmw di Deledda, stando al verbale di Sanna, risultava parcheggiata in via Municipale nello stallo riservato ai disabili. In realtà era in officina da alcuni giorni per delle riparazioni. Eppure, a distanza di quattro mesi, al proprietario era arrivato un verbale della polizia municipale che contestava la sosta vietata.

Il caso era approdato in tribunale dove nel 2016 il vigile urbano, rinviato a giudizio per falsità ideologica in atti pubblici commessa da pubblico ufficiale, era stato condannato in abbreviato a due anni di reclusione e al pagamento delle spese processuali. Verdetto ribaltato in appello. Ora la Cassazione dice che il processo è da rifare.

La storia era finita davanti a un giudice penale per i contorni particolari che l’avevano caratterizzata: i carabinieri avevano infatti sentito diversi testimoni che confermavano la tesi di Deledda: «Quel vigile mi perseguita». Gli atti falsi, come poi hanno dimostrato gli avvocati Rossella Pinna e Nicola Lucchi, erano in realtà due. Primo: nel verbale di contestazione figurava la Bmw nello stallo disabili ma in realtà c’era un Doblò, di proprietà di Deledda che non ha mai negato la circostanza: «È vero, parcheggiai lì il Doblò. Ma non la Bmw. E soprattutto ero presente quando i vigili passarono. Invece (e qui sta la seconda falsità ndc) nel verbale scrissero “in assenza del trasgressore”)». Due errori che per l’accusa dimostrano un accanimento “volontario” di Sanna nei confronti di Deledda.

Eppure la corte d’appello aveva riformato la sentenza del gup assolvendo il vigile «per insussistenza dell’elemento soggettivo del reato». Cioè a dire che il verbale era sì falso (relativamente al tipo di veicolo) ma i giudici avevano ritenuto carente la prova dell’elemento psicologico del reato, considerato che non si poteva escludere che ci fosse stata una svista. Il procuratore generale Stefano Fiori – che ha presentato ricorso per Cassazione – ha però spiegato che «la contestazione di falso ideologico non era limitata alla tipologia
del veicolo» ma anche «alla falsa attestazione circa l’assenza del trasgressore» al momento dell’accertamento. Deledda, infatti, era presente sul posto e quindi Sanna «avrebbe potuto procedere alla contestazione immediata». La Cassazione ha accolto il ricorso e annullato la sentenza.

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