«Insegno l’italiano ai bambini di Aleppo»

Il benetuttese Giosué Cuccurazzu, ex membro del Cda dell’Ersu, è in missione umanitaria in Siria con “Sos cristiani d’Oriente” 

SASSARI. Da Benetutti ad Aleppo per aiutare i siriani. È il percorso di Giosuè Cuccurazzu, 33 anni, di Benetutti, laureato all’Università di Sassari in Relazioni internazionali con specialistica in Politiche pubbliche e Governance. Da qualche mese Cuccurazzu è in missione umanitaria con l’associazione “Sos Cristiani d’Oriente”. Le sue attività, racconta, spaziano dallo spalare le macerie ad insegnare l’italiano. A Sassari Giosuè è molto conosciuto, in modo particolare negli ambienti universitari, grazie al lavoro svolto come rappresentante degli studenti nel Consiglio di amministrazione dell’Ersu dal 2009 al 2013.

Aleppo, Siria. Giosuè è partito a dicembre alla volta di Aleppo dove starà per cinque mesi: «Ho conosciuto l’organizzazione nel 2018 – spiega – e ho capito che avrei potuto realizzare il mio sogno di andare in Siria. Ho compilato i formulari per l’adesione e abbiamo programmato la mia partenza. In Siria viene importato da alcune potenze straniere un conflitto religioso in una società dove le religioni vivevano in pace. Viene destabilizzato uno degli esempi più riusciti di coabitazione tra comunità appartenenti a fedi differenti». Di fronte alla guerra “Sos cristiani d’Oriente” decide di non abbandonare i siriani. Vengono aperte delle sedi permanenti in tutto il Paese: da Damasco ad Aleppo, fino ad Homs. La città di Aleppo è stata liberata dall’esercito siriano due anni fa, adesso gli jihadisti si trovano nella periferia ovest della città, in quella che è la linea del fronte.

La giornata tipo. Ad Aleppo, racconta Giosué, non esiste la giornata tipo. Le attività che possono susseguirsi durante la giornata spaziano dallo spalare macerie nei cantieri aperti a risistemare case e appartamenti colpiti durante il conflitto. «Ci sono alcune misure di sicurezza che dobbiamo rispettare a nostra tutela – racconta – . La città è ancora militarizzata ma non è nulla rispetto a due anni fa. Personalmente mi sento al sicuro anche se sappiamo essere una sicurezza fragile».

L’elettricità c’è mediamente dodici ore al giorno. I volontari portano beni di prima necessità ad anziani e persone indigenti, spesso sole, che hanno perso tutto durante la guerra. Ma non solo: basta anche un po’ di compagnia per fargli apparire un sorriso sulle labbra. Poi ci sono i bambini, quelli orfani, quelli soli. I ragazzi dell’organizzazione giocano con loro cercando di fargli dimenticare, anche solo per un istante, le sofferenze vissute. «Da gennaio ho iniziato a fare dei corsi di italiano base gratuiti. Sono giunte oltre settanta adesioni, un successo, ma l’interesse dei partecipanti non è tanto apprendere l’italiano per poterlo utilizzare, quanto fare un’attività diversa che li fa divertire e distrarre dalle sofferenze quotidiane».

Sos cristiani d’Oriente. Sos Cristiani d’Oriente è una organizzazione d’interesse comune, apolitica, nata in Francia nel 2013 come risposta occidentale alle continue persecuzioni che affliggono le minoranze cristiane. Ma il viaggio di Giosuè non è un viaggio di fede, bensì di aiuto umanitario. Nel 2018 il giornalista e scrittore Sebastiano Caputo, autore di importanti reportage dai fronti caldi del Vicino e Medio Oriente, crea la filiale italiana dell'organizzazione Sos Cristiani d'Oriente, di cui è attualmente il presidente. Il responsabile della missione ad Aleppo è l'italo-francese Arthur Lanternier. La fondazione dell’organizzazione è avvenuta in seguito alla conquista e alla devastazione del villaggio cristiano di Ma’loula, in Siria, per mano degli jihadisti islamici (decine di persone vennero uccise, le chiese bruciate, la popolazione costretta all’esilio e all’indigenza più profonda).

L’azione sul campo di Sos Cristiani d’Oriente si è rapidamente diffusa nei principali Paesi del Vicino e Medio Oriente: Siria, Giordania, Iraq, Libano ed Egitto. Un obiettivo primario dell’organizzazione è di evitare lo sradicamento
sociale e culturale delle popolazioni autoctone. «Le ferite inflitte alle comunità cristiane sono ancora aperte e recuperare la serenità e la fiducia in un domani migliore richiede un grande impegno da parte di tutti – conclude Giosuè –. La Siria laica è un patrimonio del mondo».

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