In guerra da 30 anni per la cartiera “tagliata” dalla strada

Parlano i titolari della società che lotta contro l’Anas dall’88 «Il Tar ci ha dato ragione. Andremo alla corte di Strasburgo»

SASSARI. Le manderebbero volentieri al macero insieme alle tonnellate di scartoffie da riciclare che arrivano ogni giorno in cartiera, ma ancora non possono. Anche se i giudici del Tar di Cagliari hanno dato loro ragione, dopo 31 anni di battaglie legali, i fratelli Baingio e Rosa Sechi sanno che questa storia non è finita. «Vent’anni fa l’Anas ci chiuse in una gabbia – rilanciano –. Adesso andremo fino in fondo per ottenere un giusto risarcimento». Si riferiscono ai 6,5 milioni di euro chiesti per i danni imprenditoriali patiti, ma negati dal Tar. Il Tribunale amministrativo, che ha accolto il ricorso dell’avvocato Costantino Murgia, ha accordato ai Sechi solo il diritto a un ristoro economico limitato a una parte del periodo di indebita occupazione. Sarà che uno dei loro fratelli, quello che ebbe l’idea di aprire una cartiera là dove non ce n’era mai stata una, è morto senza sapere come sarebbe andata a finire la vertenza. Oppure sarà che i loro figli Leonardo e Sonia, che adesso li affiancano in azienda, sono cresciuti con questa storia della “causa” nelle orecchie. Sono tante le ragioni, ma l’atteggiamento è di chi fa sul serio. Anche quando annunciano che per ottenere giustizia sono pronti a rivolgersi alla Corte di Strasburgo. «Abbiamo incaricato un legale di valutare un ricorso – dicono –. Per ora sta leggendo le carte».

Questa è una storia giudiziaria infinita e ancora aperta. Trentuno anni di cause e di carte bollate non sono bastati a chiudere la guerra tra la Cartiera Logudoro, a Caniga, l’Anas e la prefettura. Mentre i fratelli Sechi raccontano, il traffico scorre sul nastro d’asfalto a poche decine di metri dai capannoni. La camionale è finita da oltre un decennio. Dall’altra parte dell’arteria c’è un reliquato stradale di proprietà della Logudoro ma che i proprietari non possono più utilizzare.

I giudici amministrativi hanno detto che la Cartiera ha diritto a riconquistare il panorama che la circondava vent’anni fa, ma i fratelli Sechi sanno che sarà impossibile. «L’idea di distruggere una strada è irragionevole, non se ne parla – concordano –. Però questa storia non finisce qui». «E dire – sospira Rosa – che sarebbe bastato che nel 1998 l’Anas accettasse la nostra proposta di spostare la carreggiata vicino al confine, invece di passare proprio in mezzo al piazzale dello stoccaggio. Noi avremmo perso qualche ettaro, ma avremmo continuato a coltivare i nostri progetti di espansione. Questa storia sarebbe finita prima di cominciare, invece...». Invece ci sono voluti tre decenni.

Nei giorni scorsi i giudici amministrativi hanno sentenziato che il terreno di proprietà della “Cartiera Logudoro srl” venne occupato illegittimamente dall’Anas nel 1998 per la realizzazione della camionale Sassari-Porto Torres. Il collegio ha anche certificato che la prefettura di Sassari non notificò ai titolari della società il decreto di esproprio. Anche se lo avesse fatto, quell’atto non sarebbe stato valido perché arrivato nel 2006, oltre ogni scadenza fissata dalla legge. I fratelli Sechi, che erano in guerra con l’Anas già da sedici anni, scoprirono solo nel 2014 che il loro terreno era stato espropriato. «Loro dicevano che il decreto c’era – raccontano – e noi continuavamo a rispondere che invece non l’avevamo mai visto. Alla fine è saltato fuori e abbiamo capito perché non lo tiravano fuori». “Loro” sono generazioni di alti dirigenti dell’Anas e qualche funzionario di prefettura.

I fratelli Sechi difendono l’azienda familiare che da 55 anni ricicla la carta e la trasforma in semilavorato che grosse aziende della penisola usano per realizzare scatole di cartone, buste del pane e tanto altro. Fatturato di tutto rispetto, 14 dipendenti e due apprendisti. «Però poteva andare molto meglio – si lamentano i Sechi –. La verità è che questa storia della strada ha rischiato di rovinarci. Nel 1999 fummo costretti a licenziare il personale, gente che lavorava con noi da decenni. Poi abbiamo riassunto qualcuno, ma siamo stati costretti a ridurre a due i turni di lavoro. È stata dura. Siamo ancora in piedi per cocciutaggine».

I tre ettari della Cartiera espropriati devono essere restituiti ai legittimi proprietari nello stato in cui erano quando vennero occupati dai bulldozer dell’Anas. Era il 1998 «ma questa storia – puntualizza Rosa – andava avanti da undici anni. Nell’88 i tecnici dell’Anas vennero a fare i primi sopralluoghi e si stupirono perché a loro non risultava l’esistenza di un’azienda sul tracciato stradale. Avevano consultato
mappe catastali di trent’anni prima». Ora bisogna quantificare il risarcimento del danno.

«Ci sono ancora una causa pendente in Cassazione e un’altra al Tar – elencano Rosa e Baingio –. Non ci rassegneremo, ne va dell’onore della famiglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community