Chiude la Sices, 60 nuovi disoccupati

Fallita l’azienda di Porto Torres che costruisce grandi macchinari per fabbriche e raffinerie in Italia e all’estero

SASSARI. Da sabato è finita la storia industriale della Sices. Il tribunale fallimentare di Varese ha infatti accettato la richiesta presentata dalla “Lincoln Elettric Italia srl” e dalla stessa Sices e ha fissato al 27 maggio la scadenza per l’ammissione allo stato passivo dell’azienda metalmeccanica mentre le parti sono state convocate per il 26 giugno per l’esame proprio dello stato passivo. E fin qui la fredda comunicazione legale che segna la fine di un’azienda che da 50 anni operava a Porto Torres e sino a qualche mese fa mandava all’estero i propri dipendenti per la costruzioni di impianti industriali ad alto valore tecnologico.

Il primo segnale di crisi (e fino a quel momento un po’ sorprendente) risale al febbraio dello scorso anno, quando la Sices aveva comunicato ai propri dipendenti la cessazione delle attività e che le produzioni già avviate a Porto Torres sarebbero state completate nello stabilimento di Lonate Ceppino, l’officina madre della società. Per i lavoratori dello stabilimento di Porto Torres un fulmine a ciel sereno. Nell’officina di Porto Torres si stavano infatti completando i lavori per la realizzazione di alcuni grandi macchinari destinati ad altrettanti impianti industriali all’estero e in Italia. Valore della commessa, una ventina di milioni di euro. Da quel momento alla Sices non si è lavorato più, giusto un paio di impiegati per sbrigare le questioni burocratiche. E solo per pochi mesi.

Da allora le trattative per trovare una soluzione alla crisi dello stabilimento portotorrese sono state portate avanti in maniera riservata, una crisi dovuta soprattutto alla mancanza di liquidità nelle casse aziendali. Questo non ha impedito alla Sices di accettare altre commesse, anche con manodopera attinta dall’officina di Porto Torres: Polonia, Cekia, Svizzera mentre in Italia la società ha operato alla costruzione di un grande impianto industriale in Basilicata. La maggior parte dei lavoratori era stata messa in cassa integrazione, provvedimento scaduto lo scorso mese di ottobre e che, sempre in quei giorni, di ottobre si stava cercando di prorogare. Nel frattempo, però, erano state depositate le richieste di fallimento e questo ha impedito che il nuovo dispositivo per l’erogazione degli ammortizzatori sociali venisse ratificato dall’Inps. Ora, invece, con il cambiamento dell’oggetto per il quale si presenta la richiesta di cassa integrazione (dallo stato di crisi si passa infatti al fallimento), questo ostacolo burocratico dovrebbe essere superato. Che non significa la chiusura definitiva dell’officina di Porto Torres: nell’ultimo anno la “politica” si sarebbe attivata per trovare uno o più acquirenti per i capannoni di Porto Torres, capannoni perfettamente attrezzati e pronti a riprendere le produzioni. Anche il sindaco di Porto Torres Sean Wheeler aveva assicurato il proprio interessamento con il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, ma da Roma non è mai arrivata alcuna risposta. Come non sono arrivate risposte dalla giunta regionale che, con l’assessora Maria Grazia Piras, aveva incontrato i lavoratori della Sices.

La settimana prossima dovrebbe tenersi un incontro fra i lavoratori, le organizzazioni sindacali e il curatore fallimentare della Sices, un incontro che potrebbe servire anche a sondare la possibilità di individuare
uno o più acquirenti dell’officina portotorrese. «Per la politica dobbiamo invece aspettare che si insedi il nuovo consiglio regionale, – spiega il segretario della Fiom Cgil Gavino Doppiu – per riavviare il confronto con le istituzioni e con la speranza che non siano tempi biblici».

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community