D’Urso: «Lascio l’Aou e una sanità migliore rispetto al passato»

Ultimi giorni di lavoro per il manager che va in Toscana «Soddisfatto dei risultati, ci saranno più posti letto»

SASSARI. «Lascio Sassari e la Sardegna con dispiacere, ma nella convinzione di aver posto le basi per un’assistenza migliore». Antonio D’Urso va via e mercoledì 20 marzo sarà il suo ultimo giorno di lavoro all’Aou: ha già rassegnato le dimissioni, accettate dal presidente della Regione Francesco Pigliaru, per andare a dirigere l’Asl Toscana Sud Est. Dopo due anni e mezzo sulla poltrona di direttore generale dell’Azienda ospedaliero universitaria un bilancio sui risultati è d’obbligo e lui non si tira indietro.

Lascia la Sardegna perché la nuova giunta regionale è di centrodestra?

«No, la mia decisione non è legata a questo, quanto a motivi personali. In Toscana ho già lavorato con profitto e inoltre mi avvicino alla mia famiglia che vive a Roma».

Sassari le mancherà?

«Mi sono trovato bene qui e da isolano, perché io sono siciliano, ho potuto contare sulla solidarietà di altri isolani quali sono i sardi. Perciò mi dispiace lasciare non solo questa terra ma anche l’Azienda in un momento difficile perché non si conosce quale sarà il futuro della sanità in Sardegna, a fronte delle dichiarazioni fatte da esponenti dello schieramento politico che ha vinto le elezioni sulla necessità di cambiare la riforma introdotta dalla giunta Pigliaru».

Di quali risultati raggiunti è orgoglioso?

«La stabilizzazione di oltre 200 precari, la definizione dell’annosa vicenda dei fondi contrattuali e l’avvio dei lavori per la ristrutturazione delle sale operatorie, per cui siamo a metà dell’opera».

In che condizioni ha trovato le sale operatorie, quando è arrivato?

«Direi drammatiche. Mi avevano segnalato anche la presenza di mosconi al loro interno... Perciò era necessario intervenire con urgenza. Quando avremo concluso la ristrutturazione l’Azienda avrà a disposizione 8 sale nuove che si aggiungeranno alle 7 previste nel nuovo ospedale».

L’inaugurazione del nuovo ospedale non è però dietro l’angolo.

« Appunto per questo la mia attività è stata indirizzata a rendere più decoroso l’esistente, pur nell’impegno per la realizzazione della nuova struttura della quale nei prossimi mesi partirà l’edificazione del primo lotto. Penso al pronto soccorso, dove la sala d’attesa è già stata rinnovata, ma anche a tre reparti del Santissima Annunziata che ammodernati e sanificati potranno essere restituiti ai pazienti».

Quali sono?

« Il primo ad aprire è destinato alla degenza della Chirurgia generale diretta da Pietro Niolu. Ciò ci consentirà di adeguare e sanificare la Patologia e la Clinica medica. Oggi lo consegniamo».

Eviteremo le barelle nei corridoi?

«Con gli adeguamenti previsti aumenteremo i posti letto».

I pazienti si lamentano spesso delle disfunzioni della sanità.

«E hanno ragione, devo dire, perché ci sono situazioni obiettive di disagio e inefficienza. Il Pronto soccorso, ad esempio, dove le persone si ammassavano nella sala d’attesa. Oppure le condizioni strutturali di alcuni reparti. Andando via lascio risorse e procedure avviate per risolvere questi problemi».

E sulle forniture ospedaliere si è trovata una soluzione? Farmaci e presidi medici continuano a mancare.

«Partiamo dalla faticosa incorporazione dell’ospedale Santissima Annunziata nell’Aou che sicuramente ha creato dei problemi. Però gli appalti non venivano fatti con anticipo sulla scadenza, e così si è andati avanti per proroghe. Da quando sono arrivato abbiamo chiuso trecento procedure di contratto cercando di mettere ordine a un settore nevralgico che rappresenta un terzo dei 300 milioni annui di spesa dell’Aou. Abbiamo pagato per forniture pregresse 75 milioni di euro, circa il 90 per cento del dovuto, e in seguito a trattative con i fornitori abbiamo messo in liquidazione altri 11,5 milioni di debiti “incagliati “ nella procedura. Si è cercato di mettere ordine e devo dire che complessivamente si è avuto un miglioramento».

Lei che ha avuto esperienze in tante altre aziende sanitarie, cosa ha trovato di positivo e negativo nella macchina dell’Aou?

«Mi ha stupito la lentezza amministrativa, originata in parte dalla genesi dell’azienda, nata due volte, e in parte anche dall’approccio da parte dei sardi alla vita: le bellezze di questa terra distolgono da altro. Di positivo i rapporti con il personale e quelli che ho costruito con le persone che mi sono state vicino in questi due anni e mezzo. Voglio ringraziare tutti e lo farò con una lettera. Come chiedo scusa ai pazienti che
non siamo riusciti a soddisfare come avremmo voluto».

La riforma sanitaria regionale è da buttare?

«Ritengo che senza di essa la Aou sarebbe stata destinata alla chiusura. L’Azienda unica è stata una scelta coraggiosa e un progetto ambizioso. Bisognerà attendere».

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