Viaggio nel tempo nella Nurra prima dei romani

Grande successo per la passeggiata nell’area archeologica alla scoperta del “territorio della Colonia”

PORTO TORRES. Un viaggio nel tempo alla scoperta della vita nella Nurra di Porto Torres prima dei romani. Quasi un centinaio di persone, tra cui anche un gruppo di curiosissimi greci e qualche tedesco, ha gremito la piazzola ricavata sulla costruzione eretta a protezione della Domus di Orfeo, nell’ormai immaginario porticato d'ingresso al Palazzo di Re Barbaro, per ascoltare e farsi guidare dall’archeologa Elisabetta Alba in “Prima di Turris. Una passeggiata alla scoperta del territorio di Porto Torres della Colonia”, evento che rientra tra quelli organizzati dal Polo Museale della Sardegna nell’ambito della "Giornata nazionale del paesaggio", iniziativa voluta dal Mibac. Introdotta dalla responsabile dell’Antiquarium Turritano Letizia Pulcino, che ha ricordato come «la struttura museale sia al momento chiusa per restauri ma l’area archeologica è visitabile», Elisabetta Alba ha riportato i tanti presenti indietro fin agli albori dell’epoca neolitica, a quasi 6000 anni fa, punto di partenza di questo immaginario viaggio fino all’età romana.

«Quando la colonia venne fondata l’areale era molto vivace dal punto di vista culturale e abitato» ha premesso l’archeologa prima di parlare delle domus de janas che si trovano nell'entroterra portotorrese citando quelle di Pian di Colti, su Crucifissu Mannu, Li Lioni e Campu Perdu all'Asinara spiegandone la funzione funeraria, le tecniche di costruzione, la tipologia, i simboli e il simbolismo presente in esse come le corna e le protomi taurine, i corredi funerari. Non è mancato naturalmente un cenno all’altare di Monte d’Accoddi, anch'esso non lontano da una vasta necropoli di particolare importanza, alle statuine in pietra femminili idoli cicladici, e poi alle tombe di Tana di lu Mazzoni e alla tomba a prospetto architettonico di Andriolu. Un ulteriore cenno alla presenza possibile di circoli megalitici a Lu Cappottu citata in letteratura, all’importanza del Rio Mannu per lo sviluppo della vita nell’area turritana, dove erano sicuramente presenti diversi villaggi dei quali però non sono al momento state trovate le tracce, essendo al tempo la Nurra di Porto Torres zona agricola e molto favorevole per gli insediamenti. Infine un lungo excursus sui nuraghi, un tempo addirittura sedici quelli censiti a Porto Torres dei quali oggi rimangono
solo i resti di otto, con un approfondimento sul Nuraghe Nieddu conservato in area industriale ma la cui conoscenza è da approfondire. Al termine passeggiata molto apprezzata dai presenti nell’area archeologica a riconnettere passato e presente.

Emanuele Fancellu

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