Effetto Alberto Angela per Sant’Andrea Priu

Dopo la trasmissione su Rai1 la necropoli di Bonorva meta di visitatori incuriositi. Le tombe ipogeiche con la loro ricchezza di tesori sono tra le più vaste dell’isola 

BONORVA. Effetto “Alberto Angela” sulla necropoli di Sant’Andrea Priu dopo che martedì 19, il popolare divulgatore ha illustrato nella sua trasmissione su Rai 1, “Meraviglie, la penisola dei tesori”, ha illustrato, con la nota sensibilità e precisione, una delle tante straordinarie bellezze che illuminano il panorama di ricchezze archeologiche e naturali che caratterizzano la pianura di Santa Lucia.

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Il riscontro dell’importanza e qualità della diffusione del documentario, commentato in modo brillante da Angela, noto paleontologo, giornalista e scrittore si è avuto già dal giorno successivo alla trasmissione, ha osservato una delle guide della Cooperativa Costaval, che gestisce le visite guidate alla necropoli.

Un afflusso ai monumenti ancora non valutabile sul numero delle presenze che dovrà essere completato, ma discendente chiaramente dalle osservazioni e dagli apprezzamenti dei visitatori sulla bellezza e l’eccezionale essenza culturale riscontrabile nella lettura, attraverso le strutture architettoniche e le immagini, dell’evoluzione storico temporale e delle varie fasi di utilizzo della necropoli. I visitatori hanno dimostrato curiosità e interesse.

La necropoli si trova nella parte che si congiunge, in una singolare e reale continuità architettonica ed artistica, alla tenuta comunale di Mariani, anch’essa custode di reperti di identica bellezza e datazione. Nella puntata di Angela dedicata a Sant’Andrea Priu laa documentazione per immagini e commenti è seguita a quella sul villaggio “Su Nuraxi” di Barumini e il suo nuraghe.



L’impatto visivo, la semplicità delle illustrazioni e la narrazione delle vicende temporali e storiche ha suscitato commenti più che positivi fra i numerosi appassionai di archeologia, gli studiosi e i semplici cittadini che hanno potuto completare, con le immagini e le circostanze storiche illustrate, la conoscenza di un sito che offre un complesso di tombe ipogeiche fra le più vaste ed articolate diffuse in Sardegna, scavate nella roccia e note nella tradizione vocale sarda come domus de Janas (casa delle fate, o delle streghe), il cui uso è fatto risalire al neolitico recente, fino all’età del rame, dagli ultimi secoli del IV millennio fino agli inizi del II millennio avanti Cristo.



Il complesso, composto di una ventina di tombe, fra cui 15 visitabili, nella prima fase di utilizzo, costituì il primo insediamento umano conosciuto nel territorio e in origine fu usato come luogo di sepoltura e, con l’avvento del cristianesimo, in particolare la “Tomba del capo”, fu utilizzata come chiesa. Un’ipotesi avvalorata dalla presenza di un endonartece, una zona che precede l’aula riservata ai catecumeni, in epoca Paleocristiana e Bizantina, ed è dimostrato anche dagli affreschi. Sono chiari i segni di un utilizzo anche in epoca medioevale, testimoniato dai resti di tombe presenti nell’area della necropoli. Un’ultima notazione riguarda il ritrovamento nel 1775, sotto l’altare maggiore, di una pergamena con la data di consacrazione della chiesa, avvenuta nel 1303 e officiata da Guantino di Farfara, Vescovo di Sorres, con l’invocazione di Sant’Andrea primo apostolo (Prius), da cui presumibilmente discende anche la denominazione del territorio.
 

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