Scheletro ritrovato a Pineta Mugoni, dal Dna la chiave del mistero

Raccolti campioni nelle vertebre e nella dentina delle ossa scoperte due mesi fa dalla Forestale

SASSARI. Potrebbe arrivare dalla comparazione del Dna l’aiuto decisivo per cercare di risolvere il giallo dello scheletro scoperto due mesi fa - dagli agenti della sezione navale del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale di Alghero - nella pineta Mugoni. In questi giorni sono state concluse le complesse operazioni disposte dall’autorità giudiziaria per ripulire le ossa dalle varie contaminazioni (sabbia, terra e soprattutto le radici degli alberi che avevano completamente colonizzato alcune parti della struttura ossea) e consentire al medico legale di effettuare l’estrazione del Dna. I campionamenti sono stati effettuati sui materiali rilevati su alcune vertebre e nella dentina dell’arcata superiore: ora si procederà con le analisi che richiederanno qualche tempo e dalle quali si attende di conoscere i risultati e arrivare a scoprire l’identità della persona seppellita una ventina d’anni fa nella pineta algherese. É molto probabile che gli accertamenti si debbano svolgere in un laboratorio fuori dalla Sardegna.

Il cadavere era stato scoperto a metà gennaio dagli agenti della Forestale, nell’angolo più lontano della pineta, tra la spiaggia e il mare che - nel tempo - ha scavato fino a scoprire definitivamente lo scheletro. I primi esami avevano consentito di ipotizzare che il corpo sarebbe quello di un uomo di una cinquantina di anni, probabilmente la vittima di un omicidio risalente almeno a vent’anni fa.

Il corpo è stato tumulato quasi seduto, in una posizione strana, quindi. Una particolarità che ha aggiunto ulteriori interrogativi alla vicenda già di per se misteriosa. L’ipotesi degli investigatori è che l’operazione di seppellimento sia stata frettolosa e chi aveva bisogno di disfarsi del cadavere non avesse molto tempo a disposizione, o comunque avesse paura di essere notato e scoperto da qualcuno. Così la fossa sarebbe stata scavata con le dimensioni minime indispensabili per contenere il corpo dell’uomo che è stato poi seppellito rannicchiato, quasi seduto secondo quanto emerso dai rilievi eseguiti dagli investigatori del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale. Nessuna traccia di indumenti, neppure residui minimi, tanto da fare ipotizzare che l’uomo possa anche essere stato seppellito nudo.

In questi due mesi, a parte la complessa attività di pulizia e catalogazione delle ossa, si sono sviluppate le indagini per valutare le persone scomparse (non solo nell’area algherese) nell’ultimo ventennio, con uno sguardo a tutto campo su episodi particolari che hanno caratterizzato la storia sarda.

Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Sassari Maurizio Musco, mentre il medico legale che ha eseguito il primo intervento e seguito le successive evoluzioni è Francesco Serra.

L’inchiesta della Procura di Sassari è finalizzata all’identificazione del corpo e a stabilire le cause del decesso, quindi all’individuazione delle persone che avrebbero provveduto alla sepoltura nella terra, tra gli alberi di Pineta Mugoni, in località “Stamparogias”.

La fossa nella pineta doveva essere un nascondiglio sicuro, impossibile da scoprire. L’avanzata del mare e la forza delle onde invece hanno spalancato

le porte su un nuovo giallo in Sardegna. E gli interrogativi attendono ora una risposta: chi è quell’uomo? Chi lo ha seppellito nella pineta algherese? Le indagini stanno entrando nella fase più delicata che potrebbe anche essere quella decisiva.

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