L’antica “Pensione Pinna” spegne sessanta candeline

Festa per il locale sul lungomare di Castelsardo famoso per i suoi piatti di pesce Dal 1959 menu apprezzati da tanti turisti e anche da Scalfari, Biagi e Nilde Jotti 

CASTELSARDO. La Pensione Pinna spegne la torta con sessanta candeline. Da sei decenni, infatti, lo storico locale sul lungomare porta avanti, con serietà e molta umiltà, il servizio di ristorazione e di accoglienza. Tutto è cominciato nel 1959 quando Raffaella Cimino e suo marito Giovanni Pinna hanno dato vita, un po’ per caso, all'attività. Lei casalinga alle prese con una famiglia di dieci figli (e a sua volta figlia di una famiglia in cui i figli erano 13). Lui pescatore che tutti i giorni sbarcava il lunario gettando le reti nel mare di fronte alla loro casa, dove ancora sorge il locale.

«Un giorno – racconta Gianni, uno dei figli più piccoli di Raffaella e Giovanni, che ora a sua volta gestisce l'attività con i figli Daniele ed Eleonora – si è presentato a casa un signore di Torino, febbricitante. I miei si sono subito messi a disposizione. Gli hanno ceduto la loro camera da letto e lo hanno assistito. Dopo un paio di ore si sono presentati a casa i carabinieri per comunicare loro che qualcuno li aveva denunciati per esercizio abusivo dell'attività alberghiera. Mia madre non si è data per vinta. Si è informata su come poteva mettersi in regola e, dopo aver pagato la multa, ha subito chiesto la licenza di affittacamere. E nel giro di poco tempo il locale è diventato una locanda e in seguito un albergo. Mio padre ha continuato a pescare e quando rincasava trovava già il soffritto pronto per la zuppa di pesce che continuava a preparare lui stesso. E così tutti i giorni: pesce, pesce e ancora pesce. Se non erano aragoste erano polpi, seppie o calamari. D’altra parte Castelsardo ha da molti anni una tradizione che discende dai pescatori napoletani, ponzesi e comunque campani. Un nostro avo era arrivato in Sardegna per pescare corallo che poi spediva a Torre del Greco».

«Mia madre era una Cimino, di chiara origine campana – continua Gianni –, ma mia nonna di Ploaghe. E quindi aveva anche una cultura di piatti di terra. E nel menu erano presenti pietanze a base di verdure, legumi, formaggi. In particolare la mazzafrissa. Ecco, il menu del nostro locale era ed è frutto dell'incontro tra la cucina di mare di terra. Anche se la Pensione Pinna è diventata un punto di riferimento soprattutto per gli amanti delle zuppe di pesce. E oggi stesso consigliamo ai nostri clienti di non esagerare con gli antipasti per concentrarsi sulla zuppa».

Per molti anni il locale è stato affidato alle cure di Antonina e Angela, le sorelle di Gianni. Oggi la Pensione (che dispone anche di 19 camere) punta ancora sulla cucina di mare forte della disponibilità del pescato del giorno locale, con le zuppe di pesce, in primis, e con tutte le varianti della tradizione marinara. Conta sulla presenza di una clientela straniera (tedeschi, francesi, inglesi) e su un servizio di ristorazione che d’estate funziona ininterrottamente dalle 12,30 alle 22, e in bassa stagione osserva la chiusura settimanale il martedì.

In sessanta anni di attività dal locale
sono passati semplici turisti e personaggi famosi: da Eugenio Scalfari a Enzo Biagi, da Gigi Meroni a Franco Baresi a Nilde Jotti. Ma questo non aggiunge né toglie gloria a un locale che ancora per molti decenni sarà il simbolo di Castelsardo quasi quanto il Castello dei Doria.



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