La sentenza della corte costituzionale 

Fuori da Abbanoa dopo la battaglia anche cinque comuni del Goceano

BOTTIDDA. Tra i ventinove comuni sardi che hanno ottenuto di restare fuori da Abbanoa cinque sono del Goceano. La Corte costituzionale ha infatti stabilito che “mai potranno essere costretti a far...

BOTTIDDA. Tra i ventinove comuni sardi che hanno ottenuto di restare fuori da Abbanoa cinque sono del Goceano. La Corte costituzionale ha infatti stabilito che “mai potranno essere costretti a far parte di un gestore unico se continueranno a garantire in proprio l’intera filiera dell’acqua: approvvigionamento, depurazione e distribuzione”. Anela, Bottidda, Bultei, Burgos ed Esporlatu potranno operare in autonomia senza l’ombra del colosso sulle spalle.

«Le lunghe battaglie che abbiamo fatto dal 2017 hanno finalmente portato una risposta definitiva e appagante», ha detto il sindaco di Bottidda e consigliere regionale Daniele Cocco che si è impegnato in prima linea facendosi da portavoce per i Comuni del territorio che rappresenta. Soddisfatto anche il presidente del Consorzio autonomo Gasi, Gestioni autonome servizio idrico, Domenico Gallus, sindaco di Paulilatino e consigliere regionale. «Il consiglio dei ministri – ha spiegato Gallus – contestava il fatto che numerose norme, che costituivano importanti riforme dell’organizzazione del servizio idrico integrato, eccedevano dalle competenze statutarie della Regione e invadevano la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza e dell’ambiente».

Un primo spiraglio di luce per i Comuni interessati si vide a fine del 2017 quando l’Egas, l’ente di governo del servizio idrico, sospese la delibera con cui intimava a questi comuni, assieme ad altri ventiquattro, di entrare a far parte della gestione unica. «Non vogliamo Abbanoa a casa nostra” era lo slogan dei Comuni, e così è stato. Proprio Cocco, insieme a Domenico Gallus, aveva presentato una proposta di legge che potesse permettere
ai Comuni di poter continuare con la gestione autonoma, avendone i requisiti previsti anche dalle norme nazionali. La riforma della legge 4/2015 era già stata calendarizzata e l’emendamento di Cocco trovò l’appoggio di tutti i capigruppo regionali.

Elena Corveddu

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