«Troppo pochi sei anni per “spegnere” il carbone»

Grande la preoccupazione emersa al convegno sull’energia organizzato dalla Cgil «Avanti sul metano, ma servono piani certi e le centrali non devono chiudere»

SASSARI. Sei anni per uscire dal carbone, che rischiano di voler dire per l’Isola l’uscita dalla produzione dell’energia, con tutto quello che ne consegue dal punto di vista dell’occupazione, della ricerca, delle ipotesi di sviluppo.

È un grido d’allarme quello che emerge dell’incontro-dibattito organizzato dalla Cgil che si è tenuto venerdì pomeriggio nel salone della Promocamera a Sassari. Perché sulla questione della decarbonizzazione (che coinvolge direttamente la centrale Ep di Fiume Santo) e sull’impatto ambientale, economico e sociale che l’uscita dal carbone (prevista per il 2025) avrà sull’Italia, sulla Sardegna e quindi anche sul territorio del Nord Ovest, serve chiarezza, e bisogna farla in fretta.

Le carte non mancano: il Piano energetico e ambientale approvato dalla giunta Pigliaru nell'agosto del 2016, la Sen del governo Gentiloni del 2017 e il Pniec del governo Conte del dicembre 2018. La volontà di decarbonizzare nemmeno. Quel che rischia di mancare è il tempo.

«Il 2025 è tra soli 6 anni – sottolinea uno dei relatori, Massimiliano Muretti della segreteria della Cgil di Sassari, tra i maggiori esperti del settore industria – cioè domani. Ed è evidente che i tempi per una metanizzazione dell’Isola non ci sono più. Anche perchè alcuni nodi sono lontani dall’essere sciolti. E senza certezza diventa difficile trovare investitori».

Avanti tutta comunque sul Gnl, come hanno sottolineato nei loro interventi, moderati dalla segretaria generale della Cgil di Sassari Francesca Nurra, il presidente Confindustria centro nord Sardegna Giuseppe Ruiu, il segretario regionale della Cgil Sarda, Michele Carrus, il presidente del C Sassari, Pasquale Taula, il sindaco di Sassari Nicola Sanna e il segretario nazionale della Cgil con delega all'Industria, Emilio Miceli, che ha chiuso i lavori.

Ma attenzione a non «buttare via il bambino con l’acqua sporca». La produzione di energia elettrica delle centrali isolane va mantenuta, magari allungandone la vita con il passaggio alle biomasse, come ipotizzato dal direttore della centrale di Fiume Santo Paolo Appeddu. Sicuramente evitando di passare a un approvvigionamento esterno che, come ha sottolineato Alfonso Damiano, professore ordinario del Dipartimento di Ingegneria elettrica ed elettronica dell’Università di Cagliari, non avrebbe vantaggi ambientali e sarebbe disastroso dal punto di vista economico
e sociale. La decarbonizzazione va insomma sostenuta ma gestita “in casa”, con i tempi necessari, anche a costo di ottenere una deroga sulla scadenza del 2025 che sembra difficilmente raggiungibile. Soprattutto se sul tema non si inizierà ad avere immediatamente qualche certezza.

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