Comunali a Sassari, Brianda resta in campo ma nel Pd tutto tace

Lunedì il magistrato ha incontrato “i piccoli” della coalizione per oltre quattro ore. Per incoronarlo candidato a sindaco mancano i Dem, che prendono tempo

SASSARI. Il giudice Mariano Brianda resta in campo. E, per nulla intimorito dai dieci giorni di silenzio tombale del Pd seguiti alla sua disponibilità ufficiale a correre come candidato unitario del centrosinistra, prende contatto con il resto della coalizione. In un incontro fiume conclusosi dopo oltre quattro ore lunedì pomeriggio, e aggiornato al prossimo giovedì.

Al tavolo Campo Progressita, Upc, Leu, Centro Democratico, Italia in Comune e Futuro Comune. E anche il PdS, pur impegnato nel tentativo di “fare sintesi” con ProgRes e Autodeterminatzione. Assente il Psi che chiarisce: «Non ci piace il metodo, noi siamo per le primarie». Per il resto il magistrato e i partiti si sono “annusati”, con Brianda che ha convinto tutti dal punto di vista dello “spessore” personale e professionale, e anche sui primi approfondimenti programmatici, ma è rimasto fermo sulle «mani libere nella scelta della squadra di governo», punto molto delicato sul quale si sono aggiornati i lavori.

Niente di insuperabile, con i pariti della coalizione (che portano avanti una posizione unitaria nonostante non poche sfumature), che sono pronti a convergere sul nome del magistrato e rinunciare alla richiesta di primarie, ritirando la candidatura in campo (quella di Simone Campus, lunedì opportunamente assente). Con un’unica sostanziale condizione: che il nome di Brianda sia fatto in maniera unitaria dalla coalizione, compreso dunque il Partito Democratico.

Condizione fatta sua peraltro dallo stesso Brianda, che dopo aver “svelato” che il suo primo contatto con i Dem è stato con Luigi Lotto (ma è stato chiamato anche da Luciano Uras di Campo Progressista) ha spiegato che senza il via libera del Partito Democratico («non di una corrente o di un dirigente, ma di tutto il partito») la sua disponibilità sarebbe inevitabilmente ritirata.

Tutto fatto, verrebbe da pensare. Ma non è così semplice.

I Dem, o almeno parte di loro, infatti sono rimasti spiazzati dalla fuga in avanti prima di Lotto e poi dello stesso Brianda. E da giorni rinviano addirittura l’incontro interno in cui dare mandato al segretario provinciale Cordedda per un primo contatto ufficiale con Brianda. Il problema è che il magistrato è personalità di indiscutibile livello, decisamente difficile da mettere da parte, ma il suo taglio “antisistema”, con la forte critica fatta in primo luogo al Pd, è considerata irricevibile da gran parte della dirigenza, a iniziare dalla
corrente Spissu-Lai per proseguire con l’area Manca-Carbini. I margini per ricucire ci potrebbero essere, la “exit strategy” che porta alle primarie, alle quali chiaramente Brianda non parteciperebbe e a cui gli alleati non potrebbero dire di no, è però più di una semplice tentazione.

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