Porto, siti archeologici invasi dai rifiuti

Scoperti alla fine del 2015 e poi dimenticati. Doveva seguire uno scavo completo

PORTO TORRES. Sul finire del 2015 le straordinarie scoperte effettuate nel corso dei lavori per la realizzazione del parcheggio e della strada di collegamento interno al porto avevano fatto sognare gli amanti della storia turritana e del bello archeologico. Il presunto gladio, i resti di importanti costruzioni, di mosaici, lasciavano intravvedere la possibilità di uno scavo completo e soprattutto di una valorizzazione delle due mini-zone archeologiche situate a pochi passi dall'area archeologica e a un centinaio di metri in linea d'area dal Palazzo di Re Barbaro. Da allora sono trascorsi oltre tre anni e quegli interventi non si sono ancora conclusi. Nel frattempo, come spesso accade a Porto Torres, la zona, vittima della trascuratezza, si è trasformata in una discarica. Le due aree con resti archeologici affioranti sono colme d'immondizia Bottiglie in vetro, piatti di plastica, cartoni di pizza e cartacce varie, vassoi in polistirolo: sono solo alcune delle tipologie di rifiuti presenti spesso anche direttamente sui resti archeologici, la cui copertura in tessuto non tessuto specie nell’area ex Tranship è stata spostata dagli agenti atmosferici, non assolvendo ormai che in minima parte al compito per cui è stata posizionata. Le recinzioni da lavoro in rete
arancione ormai sono sparite e soltanto qualche "ferro" infilato nei jersey segnala che un tempo esse erano presenti.

Peccato, quei resti se adeguatamente valorizzati potrebbero diventare il primo biglietto da visita per chi sbarca in città.

Emanuele Fancellu

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