Ovile della droga a Siligo, in sei davanti al giudice

Per tutti l’accusa di aver trasformato l’azienda in una fabbrica di stupefacenti Nel 2017 i carabinieri sequestrarono un quintale e mezzo di marijuana

SILIGO. Avevano letteralmente trasformato l’ovile in una vera e propria fabbrica della droga e per questo, due anni fa, erano stati arrestati dai carabinieri nel corso di un blitz nelle campagne di Siligo che aveva permesso di sequestrare un quintale e mezzo di marijuana già pronta per essere venduta, più altre 600 piante, alte due metri, ancora da trattare. Droga che sul mercato avrebbe fruttato circa un milione di euro. L’operazione era stata eseguita dai militari del nucleo operativo della compagnia di Bonorva all’interno di un’azienda agricola ai piedi del Monte Santo.

Ieri mattina, davanti al gup Antonello Spanu, gli imputati (sei in tutto) hanno chiesto alcuni di essere processati con il rito abbreviato e altri (due in particolare) di patteggiare la pena. Il giudice scioglierà la riserva in merito il prossimo 24 maggio. Si tratta del proprietario dell’ovile, Angelo Fadda, 46 anni di Siligo (difeso dall’avvocato Elias Vacca), suo cognato russo, Andrei Vlasov, di 55 (assistito da Vacca e da Paolo Spano), due orgolesi, Antonio Onorato Floris, 28 anni (assistito dall’avvocato Floris), e Giulio De Rosa, di 35 (difeso da Lorenzo Soro). A distanza di un mese i carabinieri avevano arrestato anche Pietro Soro, 38 anni, (assistito dall’avvocato Nicola Satta) e Giovanni Maria Chillocci, di 25, (difeso da Ennio Masu) entrambi di Thiesi. Secondo la Procura i due erano riusciti a scappare nel momento del blitz, a ottobre del 2017.

Ai carabinieri era bastato guardarsi intorno per capire che l’attività agro pastorale dell’azienda era ormai un elemento residuale. I militari avevano scoperto che due ampi magazzini per il foraggio erano stati destinati all’essiccazione della canapa indiana con decine di piante capovolte ad asciugare, uno dei due magazzini era dotato anche di ventilatori. Durante la perquisizione era stato trovato un camioncino stracolmo di piante appena tagliate pronto per essere scaricato, mentre la sala mungitura era stata riconvertita a stoccaggio delle piante essiccate, che venivano appoggiate su delle ampie griglie metalliche elettrosaldate per garantire agli arbusti una adeguata ventilazione. L’ampio cortile recintato che una volta raccoglieva gli ovini in attesa della mungitura era stato trasformato invece in una grandissima distesa di boccioli di marijuana, ormai prodotto finito, che si liberava delle ultime tracce di umidità sotto i raggi del sole. Il tutto accuratamente sistemato sulle reti per la raccolta delle olive e in alcuni
essiccatori multipiano. Anche la separazione delle infiorescenze dalla pianta era automatizzata: una macchina elettrica per la defogliazione delle olive era stata adattata per distaccare i boccioli della marijuana, che finivano in una vasca da bagno e da lì al reparto essiccazione.

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