Martis, chiusa la chiesa di San Pantaleo

Ordinanza del sindaco per ragioni di sicurezza. Attesa per le risorse della Regione

MARTIS. E lì da oltre 700 anni aggrappata alle sue incerte fondamenta, che sono state la causa della sua lunga ma sempre pericolante esistenza. Ma resiste, caparbiamente, come un’austera basilica nel verde che la circonda, in tutta la sua straordinaria bellezza di rudere. La chiesa di Pantaleo, abbarbicata sull’orlo di una terrazza che domina la valle del rio Carrucana, venne eretta agli inizi del 1300 da maestranze locali ed è caratterizzata dall'unione di modi costruttivi tardo-romanici e stilemi gotici di derivazione ligure. La chiesa, le cui vicissitudini architettoniche sono state profondamente segnate e condizionate da problemi statici dovuti al cedimento del terreno collinare, ha subito nel corso dei secoli XVI e XIX interventi di restauro mirati alla preservazione della struttura. Per essere poi abbandonata a se stessa nel 1920 quando venne definitivamente sconsacrata. Ora l’imponente edificio ha necessità di interventi di conservazione.

Il sindaco Tiziano Masia ha emesso suo malgrado un’ordinanza di chiusura dell’accesso pedonale e carrabile non solo all’interno della chiesa ma in tutta l’area di pertinenza. Nel campanile infatti sono presenti delle evidenti fessurazioni con distacco di calcinacci e di conci e delle crepe verticali sulla muratura che rendono non consigliabile e poco sicura la visita. «Un vero peccato doverla chiudere alle visite - spiega il sindaco - proprio ora che l’edificio era diventato meta di visitatori, studiosi e turisti che arrivano davvero da ogni parte del mondo». Il Comune è in attesa di un contributo ottenuto dalla Regione su indicazione dell’ex consigliere regionale Alessandro Unali: 150mila euro con cui si potrebbe forse mettere almeno in sicurezza le parti pericolanti del tempio.
Un altro finanziamento (12mila euro) arriva dal “Percorso del Romanico” con il quale si potrà rendere fruibile l’area circostante per rendere più agevoli le visite. «Aspettiamo questi fondi - spiega Lasia - intanto dobbiamo garantire la sicurezza».

Mauro Tedde



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