Solinas vara la giunta, ma Sassari e Nuoro sono fuori da tutti i giochi

Sarà solo il tempo a dimostrare se i cavalli indicati dai partiti siano purosangue o ronzini - IL COMMENTO

Si è trascinato con fatica sulla linea di partenza ed è scattato 73 giorni dopo lo start. Christian Solinas ha presentato il resto del suo governo. Ma l’aggiunta alla giunta ha il sapore spento di una birra sgasata. L’attesa ha fatto evaporare le bollicine dell’entusiasmo e crescere in modo esponenziale le emergenze. Il governatore ha preso tutto il tempo che serviva per valutare i curriculum e scegliere con attenzione gli assessori indicati dai partiti. E anche nella seconda puntata della telenovela sulla “giunta dei record” prevalgono le leggi di gravità della fisica partitocentrica.

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I segretari scelgono gli assessorati, dopo propongono gli uomini. Ma non sempre l’abbinamento sembra perfetto. E come in un passato che si credeva remoto e spazzato via dall’elezione diretta del governatore, che di fatto emancipava il presidente dal giogo delle segreterie, si ritorna a una politica antica. Quella in cui sono i partiti a dettare la linea e l’agenda. Difficile credere che a convincere Solinas sia stata la lettura lunga 43 giorni della qualità dei curriculum. Per citare alcune competenze “consulente presso diverse realtà nel ruolo di addetta vendita, cassiera, vice responsabile e responsabile punto vendita GDO e privati”. O “Addetto servizio prevenzione e protezione per conto di …, cantiere di …, manutenzione ordinaria e straordinaria, elettrica meccanica, pulizia cantiere”. Sarà solo il tempo a dimostrare se i cavalli indicati dai partiti siano purosangue o ronzini. Né è la prima volta che la compatibilità tra curriculum dell’assessore e assessorato assegnato siano lontani. Ma la priorità delle competenze sembra essere scivolata sullo sfondo.

Di nuovo in questa giunta c’è tutta la liquidità della politica, con Gabriella Murgia e Anita Pili che da convinte sostenitrici del Pd sono diventate assessore della giunta di centrodestra. La Murgia è stata candidata alla assemblea regionale dei Dem. La Pili ha fatto anche parte della direzione regionale del Pd, ma poi è stata folgorata dal movimento di Tunis Sardegna20Venti. E l’assessora Satta che è passata dal partito di ultradestra di Forza Nuova, con cui era candidata nel 2013, alla Lega di Salvini.

Solinas non è riuscito a evitare lo squilibrio di questa giunta a trazione Cagliaritano-Gallurese. Neanche un esponente della giunta arriva dal Sassarese e dal Nuorese. Due bacini di voti preziosi per il centrodestra. E due delle aree più in difficoltà della Sardegna. Due territori che rischiano di sparire nel peso geopolitico della giunta.

Concentrato sulla dura selezione di assessori di qualità Solinas in questi mesi ha potuto fare il governatore a velocità limitata. E le emergenze si sono accumulate sul tavolo. La più nota, forse per l’effetto collaterale di lasciare i sardi imprigionati nella propria isola e i turisti al largo dalle coste, è legata ai trasporti. La continuità territoriale somiglia a una notte nera. La proroga su Cagliari e Alghero serve solo per andare avanti, ma non si capisce quale sia il modello che la giunta vuole portare avanti. Il caso Air Italy è sempre una spada che pende sulla testa del governatore. In caso di un mancato accordo con Alitalia per la gestione delle rotte in Ct1 da Olbia i 550 dipendenti della compagnia rischiano di lasciare l’isola per trasferirsi a Malpensa.

Ma anche i Lavori pubblici soffrono di una sindrome da abbandono. La giunta Pigliaru si era distinta per l’efficienza della macchina che aveva messo in moto. La Regione era diventata il controllore dello Stato. L’avanzamento delle opere pubbliche era guidato dall’assessore. La Sassari-Olbia è andata avanti solo grazie al ruolo da mastino svolto prima dall’assessore Sannitu, poi da Maninchedda.

L’urbanistica è l’altra gigantesca sfida che aspetta l’assessore Quirico Sanna. Che dovrà fare scelte filosofiche. Tutelare l’unica risorsa che può trainare l’economia dell’isola, l’ambiente, e far riprendere il settore dell’edilizia. Dovrà fare scelte di campo per non far sparire i paesi dell’interno, che soffrono l’ecatombe antropologica dello spopolamento. Nello stesso tempo si troverà di fronte alle pressioni delle lobby mattonifere e della loro furia cementizia.

L’assessora alla Agricoltura dovrà affrontare da subito l’emergenza latte e la crisi di sistema del mondo agropastorale stretto tra costi di produzione sempre più alti e ricavi sempre più bassi. Dovrà trovare un sistema per rendere stabile il prezzo del latte e rendere redditizio per chi lavora nelle campagne avere un’impresa agricola.

Il futuro della Sardegna è anche nelle sue industrie e nella soluzione delle vertenze che riguardano migliaia di lavoratori. Dal Sulcis al nord Sardegna ci sono fabbriche spente, operai accampati, aziende sull’orlo dell’abisso. Dopo una attenta riflessione di 73 giorni la giunta può iniziare la sua corsa. Appena qualcosa in più di un quarto d’ora.


 

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